La famiglia Cerea apre il capitale a Pietro Ruffini: il 40 per cento del gruppo Da Vittorio finisce in Ou(r) Group

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo sessant’anni di gestione familiare ininterrotta, la Cerea family compie un passo destinato a segnare un prima e un dopo nella storia della ristorazione italiana. È stato siglato l’accordo che porta Ou(r) Group, la holding della famiglia Ruffini – quella che ha costruito e guidato l’impero Moncler –, all’interno delle società operative del gruppo Da Vittorio, Vicook compresa. La quota ceduta è del 40 per cento, mentre il controllo resta saldamente nelle mani dei Cerea, che mantengono il 60 per cento e, con esso, la governance del marchio. Un’operazione che, oltre a chiudere un percorso di selezione durato quasi un anno e mezzo, racconta la ricerca – da parte della famiglia bergamasca – di un alleato che condividesse non solo ambizioni di crescita, ma anche un lessico imprenditoriale fatto di tempi lunghi e radici profonde.

Un’alleanza tra famiglie, non tra fondi

Quello che poteva apparire come l’inevitabile approdo di un grande gruppo della ristorazione tra le braccia di un fondo di private equity si è invece concretizzato in un’intesa tra due dinastie. I pretendenti, a dire il vero, non erano mancati: secondo le indiscrezioni che avevano accompagnato i mesi di trattative, tra i nomi circolati erano spuntati fondi come Advent, Three Hills Capital Partners e persino il numero uno di Lvmh, Bernard Arnault, tutti attratti dalla solidità di un gruppo che nel 2024 ha superato i 100 milioni di fatturato e che dà lavoro a circa 1.400 persone. Eppure, la scelta dei Cerea è caduta su un socio di natura industriale, capace di parlare la stessa lingua: quella della crescita ordinata, della costruzione nel tempo e di una visione che unisce tradizione, creatività e innovazione. Pietro Ruffini, amministratore delegato di Ou(r) Group, ha parlato esplicitamente di “profonda sintonia imprenditoriale”, sottolineando come Da Vittorio rappresenti un modello capace di trasformare la maestria gastronomica italiana in un format riconoscibile e scalabile.

L’impero di Brusaporto e le nuove geografie del gusto

Il gruppo che i Cerea hanno costruito in sessant’anni – partendo da quel primo ristorante aperto nel 1966 a Bergamo da Bruna e Vittorio Cerea – è oggi un ecosistema variegato che va ben oltre le tre stelle Michelin della casa madre di Brusaporto. Accanto al ristorante simbolo, la galassia si è ramificata in direzioni molteplici: i Da Vittorio di St. Moritz e Shanghai, il format più informale DaV con presenze a Milano e Portofino, il laboratorio di pasticceria, il Caffè Cavour 1880 a Bergamo Alta, le attività di ristorazione esterna – considerata da molti la vera “macchina da guerra” del gruppo – e le collaborazioni nell’hospitality, come quelle per gli stadi di Inter e Juventus. Una struttura complessa, che già prima dell’ingresso di Ou(r) Group aveva spostato il baricentro dal ristorante stellato puro a un modello di piattaforma del gusto. In questo contesto, l’arrivo del socio di minoranza rappresenta non tanto una svolta identitaria, quanto la dotazione di un motore più potente per affrontare la prossima fase: quella della proiezione internazionale del marchio, con l’obiettivo di consolidare la presenza oltre i confini italiani e rafforzare il posizionamento globale.

Il valore del patrimonio e il ruolo del nuovo socio

L’intera operazione, secondo quanto emerso, ha portato a una valutazione complessiva del gruppo che si aggira intorno ai 300 milioni di euro, una cifra che fotografa la dimensione ormai strutturata di una realtà che non è più soltanto un punto di riferimento gastronomico, ma un’impresa articolata. Per la famiglia Ruffini, l’ingresso nel capitale di Da Vittorio rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione di un portafoglio sempre più focalizzato sul cosiddetto lusso esperienziale: la holding Ou(r) Group – guidata dallo stesso Pietro Ruffini insieme ad Angelo Facchinetti – conta già tra i propri investimenti diretti partecipazioni in La Bottega Collective e, attraverso il veicolo Archive, quote in Langosteria, nella pizzeria storica Concettina ai Tre Santi, nel marchio di moda The Attico e nel brand di abbigliamento tecnico Pas Normal Studios. Un mosaico che mescola moda, hospitality e ristorazione con un filo conduttore preciso: la ricerca di realtà imprenditoriali con una forte identità, da affiancare nella fase di sviluppo senza stravolgerne l’anima. Sarà questo il compito che attende i Ruffini all’interno del gruppo Da Vittorio: fornire supporto strategico e operativo per l’espansione in Italia e all’estero, preservando quell’autenticità che i Cerea hanno messo esplicitamente come condizione non negoziabile.

I dettagli di un passaggio generazionale d’impresa

Sul piano formale, l’operazione è stata assistita da uno schieramento di advisor che ne conferma la rilevanza: per la famiglia Cerea hanno lavorato Intesa SanpaoloIMI, Emintad Italy e gli studi Bonelli Erede e TL Studio Milano, mentre i Ruffini si sono affidati a Cornelli Gabelli e Associati e Deloitte Advisory. Numeri e consulenze, però, raccontano solo una parte della vicenda. Ciò che traspare dalle dichiarazioni rilasciate dalle due parti è la volontà di costruire un percorso di lungo termine che non si limiti a un’iniezione di capitale, ma che punti a far leva sulle sinergie tra due famiglie che – almeno sulla carta – condividono un approccio alla crescita fatto di pazienza, coerenza e attenzione al dettaglio. Per i Cerea, che con questa mossa aprono per la prima volta il capitale a un socio esterno, si tratta di un passaggio delicato: l’ingresso di Ou(r) Group non cambia la maggioranza, ma introduce una nuova voce nella stanza dei bottoni. E sarà proprio dalla capacità di gestire questo equilibrio – tra l’esperienza consolidata della famiglia fondatrice e le competenze di chi ha già portato Moncler su scala globale – che si misurerà il successo di un’alleanza destinata a fare scuola nel panorama della ristorazione italiana.

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