Nuove terapie cellulari per il mieloma, l’Aifa apre all’impiego in vivo e il ‘cilta-cel’ arriva a Reggio Calabria
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Redazione Salute
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Il mieloma multiplo, neoplasia ematologica tra le più frequenti nel nostro paese, continua a colpire ogni anno quasi seimila persone, costringendole – fino a tempi recentissimi – a sostenere cicli di cura lunghi, spesso debilitanti e destinati a protrarsi senza soluzione di continuità. La ricerca, tuttavia, ha accelerato i suoi passi: l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha recentemente dato il via libera a una nuova modalità di somministrazione delle CAR-T, stavolta concepite per agire “in vivo”, ovvero direttamente all’interno dell’organismo senza la necessità di manipolazioni esterne prolungate. Su cinque pazienti trattati con un vettore studiato appositamente per riprogrammare i linfociti T mentre sono ancora nel umano, i primi dati parlano di benefici clinici non trascurabili, sebbene accompagnati – va detto – da eventi avversi di rilievo che nessun protocollo può permettersi di ignorare.
Una svolta (costosa) che cambia le prospettive di cura
Una singola infusione di queste cellule CAR-T può superare i trecentomila euro a paziente, e dietro quella cifra si cela un processo produttivo complesso: servono infrastrutture altamente specializzate e settimane di lavorazione per ciascuna dose, personalizzata sul malato. Proprio per questo, l’autorizzazione all’impiego anche come seconda linea terapeutica – quindi non più solo nelle fasi terminali della malattia – rappresenta un cambio di passo significativo. Ogni anno, lo ricordano i dati, quasi seimila nuovi casi si aggiungono a quelli già in trattamento; la maggior parte delle diagnosi arriva oltre i sessantacinque anni, in una fascia d’età in cui la resilienza alle terapie aggressive è già ridotta. Di qui l’importanza di poter contare su strumenti che allunghino la sopravvivenza in modo concreto, senza costringere il paziente a un calvario di cicli continui e debilitanti.
L’ospedale di Reggio Calabria accelera sul ‘cilta-cel’
Nel reparto di Ematologia del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, diretto dal professor Massimo Martino, è partito in queste settimane il percorso di preparazione delle cellule immunitarie per un malato affetto da mieloma multiplo in fase di ricaduta. La tecnologia utilizzata si chiama ciltacabtagene autoleucel, meglio nota come cilta-cel, ed è tra le più avanzate mai approvate per questo tipo di neoplasia. L’obiettivo – perseguito senza clamori ma con la necessaria gradualità clinica – è quello di offrire una chance terapeutica a chi, dopo una prima risposta alle cure, vede la malattia ripresentarsi.
Progressi reali, ma senza illusioni
Sebbene il mieloma multiplo resti una patologia ostica da debellare in via definitiva, gli ultimi anni hanno portato progressi che nessun osservatore può liquidare come marginali: alcuni malati hanno ottenuto guarigioni prima impensabili, mentre per molti altri la sopravvivenza si è allungata in modo misurabile. L’arrivo delle CAR-T in vivo e la disponibilità del cilta-cel in strutture come quella reggina aggiungono un tassello non secondario a questo mosaico. Ogni passo avanti, però, si accompagna a effetti collaterali importanti – lo confermano i primi dati di sicurezza – e a costi che rendono indispensabile un’attenta pianificazione delle risorse pubbliche.




