Ungheria espelle dieci diplomatici russi, Mosca promette ritorsioni "dure e dolorose"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo ungherese ha disposto l'espulsione di dieci membri dello staff dell'ambasciata russa a Budapest, accusati di aver condotto sul territorio nazionale "attività inaccettabili" per il loro status diplomatico ai sensi della Convenzione di Vienna. L'annuncio, arrivato martedì 8 settembre dalla ministra degli Esteri Anita Orban, segna un ulteriore scossone nei rapporti tra i due paesi e rappresenta l'atto più eclatante della discontinuità impressa dall'esecutivo di Peter Magyar rispetto alla stagione filorussa dell'era Orban.

Le accuse di Budapest e la reazione di Mosca

"Su mia indicazione, il funzionario competente del ministero degli Affari esteri ha informato l'ambasciatore russo in Ungheria che, secondo la valutazione delle autorità, 10 membri della missione si sono resi responsabili di attività inaccettabili per i diplomatici ai sensi della Convenzione di Vienna", ha scritto Anita Orban sul suo profilo X.

Pur non entrando nel merito di quali attività specifiche avessero determinato la misura, la ministra ha precisato che la parte ungherese ha invitato i funzionari a lasciare il paese, sottolineando che la decisione, "tutela la sicurezza e la sovranità dell'Ungheria", ma non implica la rottura delle relazioni diplomatiche con la Russia.

Immediata, e dal tono minaccioso, la reazione di Mosca: la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato alle agenzie di stampa nazionali che la risposta all'espulsione sarà "dura e dolorosa", rincarando la dose con l'accusa di una "lobby russofoba" a Budapest.

Il cambio di rotta del governo Magyar

L'espulsione, che coinvolge personale diplomatico a vari livelli dell'ambasciata, non è un episodio isolato ma si inserisce in un ben preciso cambio di paradigma della politica estera ungherese. Dal suo insediamento, avvenuto lo scorso maggio dopo sedici anni di guida incontrastata di Viktor Orban, Peter Magyar ha intrapreso un percorso di riallineamento con le posizioni dell'Unione Europea, cercando al contempo di smantellare la rete di influenza che Mosca aveva costruito nel paese durante il precedente governo.

Una scelta che si era già manifestata in occasione dei raid russi contro la regione ucraina della Transcarpazia, a maggio, quando la stessa Anita Orban aveva convocato l'ambasciatore Evgeny Stanislavov per una condanna formale.

Un precedente e il quadro europeo

Il precedente governo di Viktor Orban, e in particolare il suo ministro degli Esteri Peter Szijjártó, era stato spesso criticato da Bruxelles per la linea morbida tenuta con il Cremlino e per il rifiuto di convocare l'ambasciatore russo anche in occasione di incidenti che avevano coinvolto direttamente Budapest. La decisione di espellere ora dieci diplomatici, sebbene sia stata giudicata "legittima" e "prevedibile" da un portavoce della Commissione Europea, rappresenta quindi un atto di rottura radicale.

Da Bruxelles è arrivata anche una dichiarazione di piena solidarietà all'Ungheria, inquadrando il gesto come una reazione alla "persistente campagna condotta dalla Russia mediante attacchi ibridi contro l'Ue e i suoi Stati membri".

La risposta della diplomazia russa

La reazione di Mosca, attraverso le parole della portavoce Zakharova, lascia intendere che le contromisure non si limiteranno a una semplice espulsione reciproca di personale diplomatico, ma potrebbero assumere forme più incisive per colpire gli interessi ungheresi, anche se al momento non sono state comunicate azioni concrete.

Per Budapest, che intende "proseguire il dialogo necessario, basato sul rispetto reciproco" nonostante la misura adottata, la sfida sarà ora quella di gestire le inevitabili ritorsioni russe senza compromettere la sicurezza nazionale, mentre il paese si appresta ad affrontare le conseguenze di una scelta che lo riporta al centro del fronte occidentale contro le pressioni di Mosca.

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