Il presunto rigore nel Milan-Lazio scatena la bufera: arbitri e tifosi sul piede di guerra
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La vittoria del Milan sulla Lazio, siglata dalla perla di Rafa Leão, rischia di passare in secondo piano dopo il polverone sollevato da una decisione arbitrale negli istanti conclusivi della sfida di San Siro. Sul finire del recupero, un tiro potente di Alessio Romagnoli è stato deviato da Pavlović, il cui braccio, sollevato in modo istintivo a protezione del volto, ha bloccato il pallone. La dinamica, esaminata rapidamente dal VAR, non ha portato all'assegnazione del calcio di rigore, una scelta che ha immediatamente acceso i riflettori sull'operato del direttore di gara Collu e sull'applicazione stessa del regolamento. Se da una parte i sostenitori laziali gridano all'evidenza, parlando di un braccio in posizione innaturale e di una chiara deviazione della traiettoria del pallone, dall'altra i tifosi rossoneri sottolineano la vicinanza del tiratore e l'assenza di volontarietà nel gesto, elementi che, secondo il loro punto di vista, giustificherebbero la scelta dell'arbitro.
Le reazioni a caldo e le parole del designatore
La reazione più accesa, e forse più colorita, è giunta dal mondo giornalistico, con alcuni commentatori che non hanno usato mezzi termini per descrivere quello che hanno definito un vero e proprio "disastro arbitrale". Zazzaroni, nel commentare l'episodio, ha puntato il ditto non solo sulla decisione in sé, ma soprattutto sulle spiegazioni fornite in seguito, ritenendole fuorvianti e dannose per la comprensione delle regole. A queste voci si è aggiunta quella, altrettanto netta, di Riccardo Trevisani, il quale ha espresso sconcerto per una situazione che ha definito "tragicomica", arrivando a dichiarare che, in circostanze simili, un calciatore potrebbe sentirsi talmente derubato da uscire dallo stadio "in manette". Un'espressione iperbolica che rende bene l'idea del clima infuocato creatosi intorno all'accaduto.
La posizione ufficiale della commissione arbitrale
In un clima così surriscaldato, l'intervento del designatore arbitrale Gianluca Rocchi è stato atteso per offrire un chiarimento tecnico e istituzionale. Le sue parole, anticipate da alcuni media prima della diffusione integrale degli audio, hanno provato a mettere un argine alla polemica, pur senza appiattirsi completamente su una delle due tesi in campo. Rocchi ha infatti affermato che l'episodio "meritava un check di 15 secondi", implicitamente riconoscendo la sua delicatezza e la necessità di un'attenta valutazione. La sua conclusione, tuttavia, è stata netta: non si sarebbe dovuto assegnare il rigore, ma, allo stesso tempo, non esisteva alcun fallo in attacco da parte dei giocatori della Lazio che potesse giustificare l'interruzione dell'azione. Una presa di posizione che, cercando di tagliare la testa al toro, ha di fatto sollevato nuovi interrogativi sulle motivazioni che hanno portato Collu a non concedere il penalty.
Le implicazioni per il campionato e il dibattito sul VAR
Oltre l'episodio specifico, la vicenda riapre il mai sopito dibattito sull'utilizzo del VAR e sulla sua influenza nel calcio moderno. L'impressione, diffusa tra molti addetti ai lavori e tifosi, è che l'obiettivo iniziale della tecnologia – ridurre gli errori macroscopici – si sia perso in un dedalo di interpretazioni soggettive che finiscono per generare ulteriore confusione. L'episodio di San Siro ne è un esempio lampante: un'azione di gioco complessa, soggetta a diverse letture, che il sistema di revisione non è riuscito a chiarire in modo inequivocabile per il pubblico, lasciando spazio a polemiche destinate a durare ben oltre i novanta minuti. Questi casi, che si accumulano di settimana in settimana, rischiano di erodere ulteriormente l'autorità degli arbitri e di spostare l'attenzione dagli aspetti tecnici e sportivi a quelli giudiziari, trasformando ogni partita in un potenziale pretesto per discussioni infinite sul regolamento più che sulle giocate.




