Polemiche arbitrali dopo Milan-Lazio, Collu nel mirino per il rigore non concesso

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Le polemiche seguite alla gara tra Milan e Lazio, decisa da un gol di Rafa Leão, si concentrano su un solo, controverso episodio verificatosi a pochi minuti dal fischio finale. Nell’azione che ha scatenato il tumulto, un potente tiro ravvicinato di Alessio Romagnoli veniva bloccato in area di rigore dal braccio del difensore del Milan Pavlović; l’arbitro Collu, interpellato dalla segnalazione del Var, dopo aver visionato il monitor a bordo campo, decise però di non concedere il calcio di rigore alla squadra visitatrice, decretando anzi un fallo precedente a carico del laziale Marusic. Una decisione, questa, che ha immediatamente sollevato un vespaio di critiche e alimentato un dibattito infuocato, destinato a protrarsi ben oltre la fine dell’incontro.

Il coro di disapprovazione e le analisi tecniche

Tra le voci più autorevoli a esprimere perplessità spicca quella del giornalista Maurizio Pistocchi, il quale, commentando la partita sulla sua piattaforma sociale, non ha usato mezzi termini, definendo quella dell’arbitro una “brutta figura” e parlando, senza mezzi termini, di una “messa in scena tragicomica” mai vista prima. Il suo giudizio negativo sul lavoro di Collu si è unito a quello di altri osservatori, i quali, pur partendo da premesse diverse, sono giunti a conclusioni analoghe. Daniele Garbo, ad esempio, intervenuto su una rete radiofonica, ha espresso un punto di vista tecnico articolato: “Per me non si trattava in primis di rigore. L'arbitro è arrivato alla decisione giusta tramite un percorso sbagliato”, ha affermato, sottolineando come, a suo avviso, “il fallo di Marusic non esisteva proprio”. Una posizione, la sua, che sembra spostare il fulvero della discussione dalla valutazione del contatto di braccio alla legittimità stessa della chiamata al monitor per un’infrazione ritenuta inesistente da molti.

Il silenzio della Lazio e le possibili reazioni

Dall’altra parte, la reazione della società biancoceleste è stata, nelle ore immediatamente successive alla contestata decisione, volutamente misurata. La Lazio ha infatti optato per un sostanziale silenzio stampa, evitando dichiarazioni ufficiali che potessero inasprire ulteriormente il clima già teso. L’unico, significativo cenno di protesta è trapelato attraverso un canale social, dove è stata pubblicata l’immagine dell’azione incriminata corredata dalla lapidaria didascalia “Le immagini parlano da sole”. Un messaggio chiaro, seppur implicitò, che lascia intendere un profondo malcontento nella dirigenza capitolina. Fonti vicine all’ambiente laziale lasciano trapelare che il presidente Lotito stia valutando una risposta formale e istituzionale, ponderando se e come formalizzare il proprio disappunto presso gli organi competenti, in una situazione che ricorda, per tensione e posta in gioco, altre annose questioni legate alle decisioni arbitrali.

Un caso destinato a durare

Al di là delle valutazioni tecniche sull’episodio specifico, che dividono addetti ai lavori e tifosi, la vicenda del rigore non concesso a San Siro rischia di trasformarsi in uno di quei casi simbolo capaci di riaccendere periodicamente il dibattito sull’utilizzo della tecnologia Var e sui margini di interpretazione personale che, nonostante essa, restano in capo all’arbitro. L’impressione generale, suffragata dalle parole di molti commentatori, è che la gestione dell’episodio da parte di Collu abbia creato più ambiguità di quante ne abbia risolte, offrendo il fianco a critiche che vanno ben al di là del semplice errore in campo. La mancata assegnazione del calcio di rigore, unita alla motivazione addotta per giustificarla, ha dunque aperto una ferita che sembra destinata a rimanere aperta, alimentando discussioni che travalicano il singolo risultato e toccano nervi scoperti del calcio moderno.

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