Il Ballo della Rosa 2026 a Montecarlo, tra look da favola e l’omaggio a Grace Kelly: Alexandra di Hannover in Prada e Beatrice Borromeo in Dior
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sessanta primavere, per il Ballo della Rosa, e una ricorrenza che non smette di trasformare il Principato di Monaco in una sorta di palcoscenico incantato, dove l’alta sartoria incontra l’aristocrazia e il jet set internazionale. Sabato 21 marzo, nella suggestiva coincidenza con il primo giorno di primavera, la Salle des Étoiles dello Sporting Monte-Carlo ha fatto da cornice alla settantesima edizione di un evento che, nato sotto il segno della principessa Grace Kelly, continua a rappresentare uno dei pilastri del calendario sociale monegasco. Quest’anno, la direzione artistica è stata affidata a Christian Louboutin – che da qualche anno si occupa dell’allestimento –, il quale ha scelto per la serata un tema visionario, il “Galaxy Rose Ball”, declinato in un’estetica futurista capace di dialogare con l’eleganza senza tempo della famiglia Grimaldi.
Tra gli ospiti più attesi, e certamente tra quelli che hanno saputo interpretare con maggiore efficacia lo spirito della serata, c’era Alexandra di Hannover. La figlia minore della principessa Carolina ha scelto per l’occasione un total look firmato Prada, un abito che giocava con le texture preziose e le trasparenze, in una nuance definita Cielo blu. Un azzardo cromatico che, nel contesto di un galà tradizionalmente legato a palette più classiche, ha funzionato grazie alla pulizia delle linee e alla ricercatezza dei ricami che impreziosivano il tessuto di raso. I backstage della serata hanno poi restituito l’immagine di un’aderenza perfetta al tema galattico, con dettagli sartoriali che sottolineavano quella continuità generazionale a cui la royal family monegasca tiene particolarmente.
Se Alexandra puntava sulla modernità di Prada, Beatrice Borromeo – presente al fianco del marito Pierre Casiraghi – ha invece scelto una via più scultorea, confermandosi una delle presenze più solide e coerenti del parterre. Per il Ballo della Rosa 2026, l’ex giornalista e attivista ha indossato un abito a bocciolo della collezione couture primavera estate 2026 di Dior, un capo che trasformava la silhouette in un’architettura vegetale, quasi un omaggio alla natura in fiore che proprio in questi giorni esplode nel Principato. A completare il look, dei gioielli di chiara origine spagnola, un dettaglio che non è passato inosservato e che ha aggiunto un ulteriore strato di sofisticatezza a un’eleganza che ormai, per Borromeo, è diventata un marchio di fabbrica riconoscibile.
L’edizione 2026, però, non è stata solo una passerella di alta moda. L’organizzazione dell’evento – quest’anno giunto a un traguardo numerico così importante – ha voluto mantenere saldo il legame con il lascito di Grace Kelly, ancora oggi cuore simbolico della manifestazione che lei stessa contribuì a rendere celebre. Tra le foto più belle diffuse dalla serata, quelle che ritraggono la famiglia Grimaldi riunita sotto l’allestimento firmato Louboutin, in una mescolanza di riferimenti: c’era l’estetica futurista del “Galaxy Rose Ball”, certo, ma anche un filo conduttore che riportava alla storia del Principato, unendo il glamour delle origini a una visione contemporanea. In questo senso, la scelta di affidare la direzione artistica allo stilista francese si è rivelata una conferma, capace di bilanciare l’innovazione tematica con la solennità di un appuntamento che rimane immancabile nel calendario dell’alta società.
Il fascino discreto delle presenze dinastiche e l’eleganza sartoriale
La presenza di Pierre Casiraghi accanto a Beatrice Borromeo, del resto, ha rappresentato anche quest’anno quella continuità dinastica che al Ballo della Rosa si declina in modo più informale rispetto ad altre cerimonie ufficiali. Lui, in perfetto equilibrio tra il ruolo istituzionale e la discrezione che lo contraddistingue, ha accompagnato la moglie in una serata che, dietro i lustrini e le trasparenze dei tessuti, cela anche una complessa macchina organizzativa. La Salle des Étoiles, con la sua iconica cupola, è stata trasformata in un ambiente che richiamava le atmosfere dei balli Regency – quelli resi celebri da serie come Bridgerton – ma con una torsione fantascientifica che ha richiesto un lavoro di allestimento meticoloso.
Un anniversario importante tra moda, cronaca mondana e stile personale
A osservare i dettagli diffusi dai canali ufficiali, emerge come la settantesima edizione abbia posto l’accento su un lusso misurato ma non per questo meno impattante. Se da un lato c’era chi, come Charlene di Monaco, optava per linee più classiche ricevendo consensi unanimi per la resa scenica, dall’altro la serata ha confermato la propria capacità di accogliere interpretazioni diverse dello stesso codice estetico. L’assenza di forzature, in questo senso, è stata la nota dominante: ogni presenza sembrava calibrata sul proprio ruolo, senza che la competizione tra gli abiti – spesso elemento centrale in eventi simili – finisse per prevalere sull’omaggio a un’istituzione che ha saputo rinnovarsi senza mai dimenticare le proprie radici.




