Genova e Ravenna, il "campo largo" vince ma la strada nazionale è ancora in salita
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Redazione Interno
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La vittoria di Silvia Salis a Genova e quella di Alessandro Barattoni a Ravenna hanno riacceso il dibattito sul cosiddetto "campo largo", quella strategia elettorale che, unendo forze apparentemente distanti sotto un’unica bandiera, sembra poter sconfiggere il centrodestra anche dove appare più solido. Se a livello locale la formula ha funzionato, complici alleanze ben calibrate e avversari divisi, replicare lo stesso schema in chiave nazionale resta un’impresa tutt’altro che semplice.
A Genova, dove il centrodestra aveva puntato sulla riconferma del vicesindaco uscente Pietro Piciocchi, Salis – atleta, volto televisivo e candidata civica sostenuta da una coalizione che spazia dal Pd ai movimenti di sinistra – ha ottenuto un successo netto, superando il 50% dei voti già al primo turno. Un risultato che, al di là dei meriti della neosindaca, riflette anche le difficoltà di una destra poco coesa, con Fratelli d’Italia e Forza Italia rimaste in secondo piano durante la campagna. «È stata una vittoria con grandi numeri», ha ammesso lo stesso Piciocchi, riconoscendo la sconfitta con un gesto di fair play non sempre ricambiato dalla neoeletta, che non ha esitato a criticare l’avversario subito dopo il voto.
La Salis, il cui percorso personale si intreccia con quello politico – il padre Eugenio, storico militante del Pci, è scomparso poco prima dell’inizio della campagna – incarna una svolta per la città, che dopo otto anni di amministrazione Bucci torna sotto il controllo del centrosinistra. Ma se a livello simbolico la sua elezione chiude un cerchio, a livello pratico le tensioni tra le componenti della coalizione, dai renziani alla sinistra più radicale, lasciano intravedere possibili criticità.
A Ravenna, intanto, il successo del dem Barattoni conferma la tenuta del Pd in un territorio storicamente rosso, seppure in un contesto meno frammentato rispetto a Genova. «Con l’unità c’è vittoria», ha twittato Elly Schlein, sottolineando come questi risultati rafforzino la sua linea. Ma se a livello locale l’alleanza tra forze diverse può funzionare, a livello nazionale il conflitto tra Pd e Movimento 5 Stelle, con Giuseppe Conte sempre più critico verso la segretaria dem, rischia di rendere il "campo largo" poco più di un’illusione.




