Silvia Salis vince a Genova e il centrosinistra supera la prova del referendum
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Redazione Interno
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La vittoria di Silvia Salis a Genova, ottenuta al primo turno con un ampio margine sul candidato di centrodestra Pietro Piciocchi, rappresenta non solo un successo personale per la campionessa olimpionica, attualmente vice di Giovanni Malagò al Coni, ma anche una conferma della tenuta del campo progressista. Se in passato alcune alleanze avevano permesso l’elezione di figure come Marco Bucci in Regione – favorito dal prestigio legato alla ricostruzione del Ponte Morandi – questa volta la questione morale non ha inciso, dimostrando che un fronte unito può prevalere senza compromessi.
"Quando il centrosinistra si presenta compatto, smarca la destra dall’unico argomento che la legittima, cioè la nostra divisione", ha dichiarato Salis, sottolineando come la forza della coalizione abbia reso inutili i tentativi di frammentazione. La neosindaca, che ha già annunciato di voler collaborare con il governo nazionale, ha però messo in chiaro che "non esistono laboratori politici miracolosi", alludendo alla necessità di un confronto concreto per lo sviluppo della città.
A Palazzo Tursi, intanto, si delinea un consiglio comunale radicalmente diverso dal precedente, con l’ingresso del bipolarismo: 24 seggi andranno alla maggioranza di centrosinistra, mentre l’opposizione, composta dal centrodestra, ne avrà 15. Piciocchi, ancora sindaco facente funzioni, non ha ancora comunicato le sue intenzioni, ma la netta sconfitta lascia pochi dubbi sul fatto che il cambiamento sia ormai irreversibile.




