Iran, colpiti target Usa in Kuwait e Bahrein. Il Centcom contrattacca, ma i mediatori spingono per una tregua

Iran, colpiti target Usa in Kuwait e Bahrein. Il Centcom contrattacca, ma i mediatori spingono per una tregua
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conflitto tra Stati Uniti e Iran conosce un'ulteriore, preoccupante escalation dopo gli ultimi raid americani che avevano esteso i bersagli a sette Paesi dell'area. L'esercito di Teheran ha rivendicato ufficialmente, attraverso l'agenzia di Stato Irna, un attacco missilistico contro una base statunitense in Kuwait e contro altri siti americani in Bahrein, segnando un salto di qualità nella risposta iraniana alle operazioni militari guidate da Washington.

Le difese aeree del Kuwait e del Bahrein sono state immediatamente impegnate per intercettare il lancio di nuovi missili e droni, mentre le sirene antiaeree hanno iniziato a suonare in diverse città della regione, gettando nel panico la popolazione locale.

Missili iraniani contro le basi Usa e i data center strategici

Secondo quanto reso noto dall'agenzia di stampa Irna, che cita fonti ufficiali dell'esercito iraniano, le forze di terra di Teheran hanno preso di mira con missili terra-terra i sistemi missilistici Himars dell'esercito statunitense, di stanza presso la base di Arifijan, in Kuwait. Un attacco mirato che dimostra la volontà di colpire assetti militari di primo piano, capaci di minare la superiorità aerea e logistica americana nella regione.

Ma non è finita qui: il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha dichiarato di aver nuovamente attaccato un data center di Amazon Web Services (Aws) in Bahrein, colpendolo con "diversi missili da crociera" e sostenendo di averlo distrutto. Si tratta del secondo bersaglio informatico di rilievo preso di mira dall'Iran, dopo il precedente attacco a un data center di Oracle a Dubai, con l'ulteriore minaccia rivolta al sito Stargate di OpenAI negli Emirati Arabi Uniti.

Una strategia che mira a colpire non solo le infrastrutture belliche, ma anche il tessuto tecnologico e commerciale su cui si basa l'economia dei Paesi alleati di Washington.

Il bilancio delle vittime e la risposta di Trump

Il bilancio complessivo dei soldati statunitensi caduti dall'inizio del conflitto è salito a quota diciassette, un numero destinato a pesare sulle scelte future dell'amministrazione americana. Il presidente Donald Trump, che ha già assicurato ulteriori attacchi contro l'Iran, ha ribadito con forza la propria linea: ogni volta che Teheran "uccide un soldato americano, pagherà per la sua morte molte volte". Un messaggio chiaro, che lascia intendere una prosecuzione delle ostilità su larga scala, nonostante i mediatori iraniani stiano spingendo per una tregua.

Secondo quanto riportato da Axios, sarebbero proprio alcuni mediatori iraniani a cercare di aprire un canale diplomatico per fermare le ostilità, ma la valutazione di Trump sarebbe orientata verso una guerra totale, con conseguenze difficilmente prevedibili per l'intero equilibrio del Medio Oriente. Nel frattempo, il Centcom ha già avviato le proprie contromisure, contrattaccando le posizioni iraniane per arginare la portata degli attacchi subiti dalle basi alleate.

Il coinvolgimento della Giordania e il nuovo fronte Houthi

La risposta militare di Teheran non si è limitata al Golfo Persico, ma ha allargato il raggio d'azione coinvolgendo anche la Giordania. L'esercito giordano ha riferito di aver abbattuto cinque droni e tre missili lanciati dall'Iran contro il proprio territorio, dimostrando come il conflitto stia assumendo una dimensione regionale sempre più ampia.

A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge l'apertura di un nuovo fronte marittimo da parte degli Houthi yemeniti, storici alleati di Teheran, che hanno dichiarato un blocco navale contro l'Arabia Saudita in risposta al sostegno saudita a Washington. Una mossa che rischia di innescare nuove tensioni nelle rotte commerciali del Mar Rosso e del Golfo di Aden, mettendo a repentaglio gli interessi economici di numerosi Paesi occidentali e del Medio Oriente.

Le reazioni locali e il silenzio di Aws

Mentre i radar delle difese aeree del Kuwait restano in allarme per intercettare i nuovi lanci, la popolazione locale vive momenti di forte apprensione, con le scuole e gli uffici pubblici costretti a chiudere in molte aree del Paese. La base di Arifijan, uno dei principali hub militari statunitensi nella regione, resta sotto alta tensione e le autorità locali hanno invitato i cittadini a mantenere la calma e a seguire le indicazioni della protezione civile.

In Bahrein, invece, il silenzio di Amazon Web Services sulla sorte del proprio data center ha alimentato ulteriori speculazioni: l'azienda non ha per ora confermato se il sito sia stato effettivamente colpito, né sono stati aggiunti aggiornamenti alla pagina ufficiale sullo stato delle operazioni in Bahrein. Un riserbo che lascia spazio a interrogativi sulla reale entità dei danni e sulla capacità dell'Iran di mettere a segno attacchi così precisi contro infrastrutture civili e militari.

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