Il primo oro azzurro firmato Perathoner, biathlon amaro per Toninelli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un lampo azzurro ha squarciato il cielo di Cortina, regalando all’Italia la prima, scintillante medaglia d’oro di queste Paralimpiadi invernali. È stato Emanuel Perathoner, trentasettenne altoatesino delle Fiamme Gialle, al suo debutto assoluto nella rassegna a cinque cerchi paralimpica, a dominare la gara di snowboard cross, categoria SB-LL2, con una discesa priva di incertezze che ha steso un velo di emozione sulla folla accorsa al Cortina Para Snowboard Park. Un trionfo, il suo, che profuma di rivincita personale, considerando che la sua carriera aveva subito una brusca frenata in vista di Pechino 2022 a causa di un grave infortunio alla gamba rimediato in allenamento, il quale aveva reso necessaria una protesi al ginocchio, spingendolo a intraprendere il percorso paralimpico senza però mai abbandonare del tutto gli allenamenti con gli amici di un tempo, quelli dello sci tradizionale. Alle sue spalle, completando il podio, sono saliti l’australiano Ben Tudhope, argento, e il coreano Lee Jehyuk, bronzo; l’oro di Perathoner, che con queste gare ha chiuso davanti a tutti fin dalle fasi di qualifica, rappresenta una svolta nel medagliere tricolore, impreziosito nelle ventiquattr’ore precedenti dagli argenti di Chiara Mazzel nello slalom e di Giacomo Bertagnolli, accompagnato dalla sua guida, in una discesa che aveva visto i fratelli Aigner primeggiare.

Delusioni al poligono e numeri da villaggio

Se la neve di Cortina ha sorriso all’Italia, non si può dire lo stesso del biathlon a Tesero, dove Cristian Toninelli ha vissuto una giornata complicata fatta di luci e ombre. L’azzurro, classe LW8, ha concluso la sua prova individuale con un tempo di 39 minuti e 27 secondi e cinque decimi, ma il verdetto finale parla chiaro: la medaglia, quella vera, era destinata ad altri. Toninelli, dopo aver impressionato al primo poligono con un perfetto cinque su cinque, si è infatti smarrito nella seconda serie, accumulando quattro errori che ne hanno pesantemente compromesso la rimonta; sebbene al terzo poligono sia tornato a non sbagliare un colpo, il distacco accumulato si è rivelato incolmabile. Una prova altalenante, la sua, che ha lasciato spazio alla supremazia del cinese Cai Jiayun, il quale ha messo le mani sull’oro, mentre il canadese Arendz e il tedesco Maier si sono dovuti accontentare dei gradini più bassi del podio.

Nel frattempo, mentre gli atleti lottavano per le medaglie, la macchina organizzativa di Milano Cortina 2026 sfornava numeri da capogiro per garantire la sopravvivenza e il benessere dei milleseicentocinquanta ospiti, tra atleti e tecnici, distribuiti nei tre villaggi paralimpici di Cortina, Predazzo e Milano. Al briefing tenutosi nello stadio del curling di Cortina, alla presenza di Craig Spence del Comitato Paralimpico Internazionale e del ceo Andrea Varnier, sono emersi dati che fanno comprendere la portata logistica dell’evento: ogni giorno, per 'sfamare' questa piccola città galleggiante, vengono preparate più di duecento chili di pasta, ma non è tutto, perché la voglia di Italia passa anche attraverso la dolcezza, con mille porzioni di tiramisù pronte a deliziare i palati di campioni provenienti da ogni angolo del pianeta. Un dettaglio, quest’ultimo, che conferma come l’accoglienza e la tradizione culinaria nazionale giochino un ruolo di primo piano nell’esperienza complessiva dei Giochi, riflesso di una organizzazione che punta a lasciare il segno ben oltre i risultati cronometrici.

Il percorso di Luchini verso la finale

Un'altra storia, intanto, si scriveva sulla neve dello snowboard, dove Jacopo Luchini, dopo aver pronunciato il giuramento paralimpico nella suggestiva cerimonia d’apertura all’Arena di Verona, riusciva a strappare un passaggio per la semifinale nonostante le condizioni fisiche non fossero ottimali. L’atleta di Montemurlo, reduce da una caduta in allenamento che ne aveva messo a rischio la partecipazione, stringeva i denti e si qualificava terzo, guadagnandosi l’accesso alla semifinale e dimostrando una tenacia che fa ben sperare per le gare successive. Ad attendere Luchini in semifinale, però, c’erano il cinese Ji Lijia e lo svizzero Aron Fahrni, due nomi che sulla carta potevano incutere timore, e così è stato: la qualificazione alla Big Final è sfumata, aprendo le porte della finale maggiore ai due avversari e lasciando all'azzurro la possibilità di concentrarsi sulla finale per il quinto posto, in attesa del banked slalom del 14 marzo, specialità nella quale l’azzurro ha dimostrato in passato di poter recitare un ruolo da protagonista assoluto.

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