Trump accoglie Carney alla Casa Bianca: tensione e cortesia in un incontro imprevisto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Washington. Quello che pochi giorni fa sembrava improbabile si è materializzato in poche ore: Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca il neoeletto primo ministro canadese Mark Carney, in un bilaterale che ha mescolato toni cordiali e provocazioni. Solo il 28 aprile, dopo la vittoria elettorale, Carney aveva escluso un imminente viaggio negli Stati Uniti, eppure l’invito del presidente americano – arrivato a sorpresa e immediatamente accettato – ha ribaltato i piani.

Poche ore prima dell’incontro, Trump ha rinfocolato le tensioni con un post sul suo social Truth, attaccando il vicino settentrionale: «Non abbiamo bisogno delle loro auto, della loro energia, di niente che possiedano. Solo della loro amicizia, che speriamo di mantenere». Un messaggio che, nonostante l’apparente apertura, riprendeva le critiche ai rapporti commerciali tra i due Paesi, già logorati dai dazi imposti dall’amministrazione americana. Poco dopo, però, i due si stringevano la mano nello Studio Ovale, in un clima formalmente disteso.

Al centro dei colloqui, inevitabilmente, i rapporti economici. Trump, che in passato ha definito il Canada un «partner inaffidabile» e ha persino evocato l’annessione come «51esimo Stato», ha ribadito la volontà di rinegoziare gli accordi, minacciando nuove barriere doganali. Carney, da parte sua, ha risposto con una battuta che suonava come un monito: «Il nostro Paese non sarà mai in vendita». Una replica che, seppur velata di diplomazia, lasciava trapelare la resistenza di Ottawa a cedere su settori chiave come l’automotive e l’energia.

L’incontro, il primo tra i due dopo la riconferma del Partito Liberale in Canada, segna un tentativo di disgelo, ma anche la conferma di divergenze profonde. Trump, che negli anni ha oscillato tra attacchi verbali e gesti di apertura verso Ottawa, sembra ora voler testare la fermezza del nuovo governo. Carney, ex governatore della Bank of England, sa di dover bilanciare pragmatismo e difesa degli interessi nazionali.

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