Un cocktail di Rna contro il glioblastoma, la scoperta dell’Istituto italiano di tecnologia

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’idralazina, un farmaco vasodilatatore impiegato da decenni per contrastare l’ipertensione, è da tempo al centro di un dibattito scientifico che ne investiga il potenziale, seppur non ancora completamente chiarito, in ambito oncologico, in particolare per il trattamento del glioblastoma. Questo tumore cerebrale, noto per la sua aggressività e per la limitata efficacia delle terapie convenzionali, rappresenta una delle sfide più ardue per la ricerca medica. Proprio in questo campo, un team di ricercatori dell’Università della Pennsylvania ha recentemente compiuto passi significativi nello svelare i meccanismi d’azione del farmaco, i quali, fino a non molto tempo fa, rimanevano in larga parte oscuri.

La ricerca italiana sui microRna

Parallelamente, e in maniera del tutto indipendente, si è sviluppata in Italia una linea di ricerca che ha esplorato una strada differente, ma potenzialmente complementare. All’Istituto Italiano di Tecnologia, infatti, il lavoro di Silvia Rancati e Davide De Pietri Tonelli ha portato alla creazione e al brevetto di un “cocktail” di molecole di Rna, un composto innovativo che si è rivelato un promettente principio attivo contro i tumori che colpiscono il sistema nervoso centrale. Lo studio, che ha beneficiato del sostegno economico di Fondazione AIRC, è stato pubblicato con riscontro positivo sulla rivista specializzata “Molecular Therapy – Nucleic Acids”, aggiungendo così un tassello importante al complesso puzzle della lotta al glioblastoma.

Il meccanismo d’azione del composto

La terapia sperimentale si basa sull’utilizzo di undici diversi Rna non codificanti, i cosiddetti microRna, i quali, agendo in sinergia, sono in grado di interferire con i processi biologici che alimentano la proliferazione delle cellule tumorali. Questo approccio, testato in modelli preclinici, ha dimostrato una duplice capacità: da un lato, quella di rallentare in maniera significativa l’avanzata della massa cancerosa, e dall’altro, quella di potenziare gli effetti dei farmaci chemioterapici tradizionali. Si tratta di un risultato di notevole rilievo, poiché apre la possibilità di rendere il tumore più vulnerabile ai trattamenti già esistenti, superando una delle resistenze che spesso ne limitano l’efficacia.

Prospettive per le terapie geniche

La scoperta dell’IIT si inserisce nel panorama più ampio delle Rna therapies, un settore in rapida evoluzione che punta a utilizzare acidi nucleici come strumenti terapeutici. Queste molecole, che qualcuno definisce “interruttori” della biologia cellulare, regolano l’espressione genica andando a spegnere geni specifici implicati nello sviluppo della malattia. Il cocktail di microRna brevettato rappresenta, dunque, non solo un potenziale nuovo farmaco, ma anche la conferma del valore di una strategia terapeutica basata sulla combinazione di più elementi, ciascuno dei quali contribuisce a indebolire le difese del glioblastoma, uno dei tumori più letali che la medicina si trovi ad affrontare.

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