Trump alza i dazi al 30% sull’Ue, l’allarme delle imprese italiane

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di imporre, a partire da agosto, dazi del 30% sulle importazioni europee ha scatenato reazioni immediate tra i governi e le industrie dell’Unione, con l’Italia in prima linea nel tentativo di mitigare un provvedimento che rischia di colpire duramente settori cruciali come l’agroalimentare e il manifatturiero. Le trattative tra Bruxelles e Washington, già tese da mesi, si fanno sempre più serrate, mentre l’Ue valuta se rispondere con misure analoghe, in un braccio di ferro che potrebbe degenerare in una guerra commerciale.

A lanciare l’allarme è Gian Domenico Auricchio, presidente della Camera di commercio di Mantova, Cremona e Pavia, che invoca una strategia negoziale incisiva: «Trattare a oltranza è l’unica via per evitare danni irreparabili». Le esportazioni del made in Italy, che solo nel 2023 hanno superato i 60 miliardi di dollari verso gli Usa, sono infatti tra le più esposte, con prodotti come vini, formaggi e componenti meccanici che potrebbero subire un crollo della domanda. Federmanager, da parte sua, ha già annunciato la mobilitazione delle aziende per «difendere il sistema industriale italiano», mentre Giorgia Meloni, intervenuta al Tg1, ha definito «insensata» un’escalation che minaccia di destabilizzare i rapporti transatlantici.

La mossa di Trump, secondo l’Ispi, rientra in una politica protezionista rafforzata dopo la rielezione, con l’obiettivo di penalizzare i competitor stranieri a vantaggio delle imprese americane. Ma le conseguenze per l’Europa, e in particolare per Paesi come Spagna, Grecia e Irlanda – oltre all’Italia – potrebbero essere pesanti, soprattutto se la Commissione europea non riuscirà a trovare un’intesa entro il primo agosto.

Intanto, sullo sfondo della crisi commerciale, si riaccendono le tensioni nella Lega, dove Luca Zaia, governatore uscente del Veneto, sembra sempre più proiettato verso un ruolo nazionale. La sua linea moderata e istituzionale, in netto contrasto con l’euroscetticismo radicale di Matteo Salvini, lo candida come possibile leader alternativo, in un partito che fatica a ritrovare unità. Zaia, del resto, ha già lasciato intendere di non volersi fermare alla politica regionale, soprattutto dopo la bocciatura del terzo mandato, e i suoi interventi recenti sembrano mirati a conquistare spazi sempre più ampi.

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