Influenza, l'Italia nel vortice del picco: 800mila casi nella settimana di Capodanno
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Redazione Salute
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L'Italia ha attraversato il periodo di Capodanno completamente avvolta nel picco influenzale, che ha portato il totale dei contagi dall'inizio della sorveglianza a toccare i 7,5 milioni. I dati, raccolti dall'Istituto Superiore di Sanità attraverso il sistema RespiVirNet, fotografano una situazione di intensa circolazione virale, sebbene registrino una prima, lieve flessione: l'incidenza, infatti, è scesa a 14,1 casi per mille assistiti nella settimana dal 29 dicembre al 4 gennaio, un dato che, seppur in calo rispetto ai 14,5 della settimana precedente, conferma la pressione sulle strutture sanitarie. Un dato, quest'ultimo, che segnala forse l'inizio della fase discendente dell'ondata, dopo che nei sette giorni dal 22 al 28 dicembre si erano già contati quasi 800.000 nuovi casi, portando il computo complessivo a sfiorare i 6,7 milioni di persone costrette a letto.
La geografia del virus: Sicilia e Campania in testa
La mappa dell'influenza, che si stima possa coinvolgere fino a 16 milioni di italiani entro la primavera, di cui quasi due milioni nella fascia pediatrica sotto i 14 anni, non è uniforme. Emergono, difatti, delle significative differenze regionali, con alcuni territori che presentano un'intensità molto alta. La Sicilia, in particolare, ha vissuto un'impennata tale da collocarla al primo posto con 20,6 casi ogni mille assistiti, seguita a ruota dalla Campania a 19,2. Altre regioni, come l'Abruzzo, si mantengono stabilmente sopra la media nazionale con un'incidenza di 17,3 casi ogni mille abitanti, mentre nel Veneto, dove i contagi dall'inizio della stagione hanno superato quota 624mila, si osserva una tendenza al ribasso con 63 mila nuovi casi nell'ultima settimana monitorata.
I casi gravi e l'appello alla prevenzione
Alla diffusione capillare del virus, che continua a crescere soprattutto tra i bambini e i giovani, si affianca il dato, più contenuto ma non per questo meno rilevante, dei casi clinicamente complessi. Sono stati segnalati al sistema di sorveglianza nazionale 25 casi gravi, caratterizzati da un quadro di insufficienza respiratoria tale da richiedere il ricovero in terapia intensiva. L'età media di questi pazienti, quasi tutti con patologie pregresse, è di 66 anni, un elemento che sottolinea la vulnerabilità di alcune fasce della popolazione. Proprio per questo, le autorità sanitarie ribadiscono l'importanza della vaccinazione, strumento cardine di prevenzione, e ricordano la piena operatività dei servizi territoriali, come i Centri di Assistenza Urgente, ai quali rivolgersi in caso di necessità.
Verso la fase calante, ma la vigilanza resta alta
Sebbene i numeri più recenti lascino intravedere un primo decremento dell'incidenza, gli esperti ritengono che il picco della stagione 2025-2026 possa essere raggiunto definitivamente nell'arco delle prossime due settimane. È quindi cruciale, in questa fase di transizione, mantenere un elevato livello di attenzione, proseguendo con le misure di igiene e di buon senso, e ricorrendo tempestivamente al parere del medico di famiglia qualora i sintomi si protraggano o si aggravino. La rete della medicina del territorio, del resto, è chiamata a gestire non solo l'emergenza acuta ma anche il carico assistenziale post-malattia, in un contesto che rimane teso nonostante i primi segnali di miglioramento.




