Il tonno in scatola peggiore del supermercato secondo la classifica del Gambero Rosso
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Redazione Salute
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C’è una zona del supermercato che si attraversa quasi sempre di corsa, senza mai una vera esitazione: lo scaffale del tonno in scatola. Si allunga la mano, quasi in automatico, verso il marchio che si conosce meglio, e si prosegue. Eppure, dietro quella routine quotidiana – fatta di pranzi veloci e insalate dell’ultimo minuto – si nasconde una variabilità qualitativa notevole, che pochi consumatori sospettano. Il Gambero Rosso, attraverso un blind test condotto all’inizio del 2026, ha deciso di mettere ordine nel caos di lattine e barattoli, analizzando venticinque prodotti diversi e restituendo una graduatoria chiara. Tra i vari risultati emersi, quello che ha fatto più discutere riguarda il fondo della classifica: il tonno in scatola peggiore, quello che proprio non dovrebbe finire nel carrello.
Una selezione severa tra i banconi della grande distribuzione
La metodologia adottata dalla celebre guida enogastronomica non lascia spazio a fraintendimenti. I venticinque campioni sono stati assaggiati alla cieca, senza che i giudici potessero vedere le confezioni o i loghi, per evitare condizionamenti legati alla notorietà dei marchi. A essere valutati sono stati parametri ben precisi: il colore del prodotto, la consistenza delle fette o dei pezzi, l’odore all’apertura della scatola e, naturalmente, il sapore. Quello che ne è venuto fuori è un quadro articolato, nel quale alcune eccellenze hanno confermato la loro reputazione, mentre altre – e sono proprio queste le più interessanti – hanno registrato una prestazione insufficiente. Il dato più rilevante, almeno per chi fa la spesa con attenzione, è che un prezzo più alto non garantisce affatto una qualità superiore. Anzi, alcuni dei prodotti più cari si sono rivelati tra i più deludenti.
Le caratteristiche che hanno penalizzato i peggiori
Nel corso delle degustazioni, i prodotti finiti in fondo alla lista hanno mostrato difetti ricorrenti, che vale la pena di conoscere per evitarli. La polpa si presentava spesso troppo sminuzzata, quasi ridotta in fiocchi, una condizione che tradisce una lavorazione industriale poco attenta o l’uso di parti del pesce meno nobili. In altri casi, la consistenza è risultata eccessivamente asciutta o, al contrario, stopposa, con una sensazione in bocca che nulla ha a che vedere con quella di un tonno di qualità. L’aspetto visivo non era da meno: alcuni campioni avevano un colore troppo scuro o tendente al grigio, lontano dal tipico rosato o beige chiaro del tonno ben conservato. Non va poi dimenticato il ruolo dell’olio – o della salamoia – di copertura, che in più di un’occasione ha tradito l’intero prodotto, risultando eccessivamente unto o dal sapore sgradevole. Nessuno di questi dettagli, per quanto tecnici, è secondario, perché alla fine influiscono direttamente sul piacere della tavola.
I nomi che hanno deluso e quelli da cercare
La classifica del Gambero Rosso, pur senza entrare in polemiche inutili, ha indicato con chiarezza quali siano i prodotti da evitare. Tra questi, alcuni marchi diffusissimi (che è meglio non nominare per non fare loro pubblicità indiretta) hanno ricevuto i punteggi più bassi proprio a causa dei difetti sopra descritti. La sorpresa, semmai, è stata vedere come alcune insegne della grande distribuzione, spesso considerate di fascia media, abbiano invece superato la prova con buoni voti. All’estremo opposto, i migliori tonni in scatola del 2026 – secondo la stessa fonte – si distinguono per una polpa compatta, un sapore delicato e un olio di qualità. La differenza, insomma, non è affatto trascurabile, nemmeno per un prodotto che molti considerano “di emergenza”. Anzi, proprio perché viene consumato spesso, senza troppe cerimonie, varrebbe la pena di sceglierlo con maggiore cognizione di causa. E la classifica in questione offre una bussola, semplice e immediata, per chi non vuole più fidarsi solo dell’abitudine.




