Autovelox, i rilievi di Assoutenti: "Multe a rischio per i dispositivi non omologati"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il sistema di controllo della velocità in Italia, già a più riprese sotto la lente della magistratura, naviga in acque agitate, sospeso tra un censimento nazionale incompleto e un nodo tecnico-giuridico che rischia di invalidare a cascata migliaia di sanzioni. La questione ruota attorno a una distinzione fondamentale, quella tra "approvazione" e "omologazione", che non rappresenta un mero tecnicismo ma il vero discrimine per la validità di un verbale. L'approvazione, infatti, riguarda il modello generico di un dispositivo, mentre l'omologazione certifica che il singolo apparecchio, quello fisicamente installato su un tratto di strada, risponda a tutti i requisiti tecnici previsti dalla legge e funzioni in modo impeccabile. È questo passaggio, spesso trascurato o considerato superfluo, a decretare la legittimità operativa dell'autovelox e, di conseguenza, la solidità della multa notificata all'utente.

Un censimento parziale che rivela un quadro frammentato

A fotografare una situazione tutt'altro che uniforme è stato il recente censimento promosso dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, i cui risultati, per ammissione dello stesso dicastero, appaiono parziali e poco confortanti. Su una stima di circa undicimila dispositivi sparsi per la penisola, soltanto 3.800 hanno completato la registrazione sulla piattaforma telematica appositamente istituita, e di questi solo poco più di un migliaio – una cifra esigua, che rappresenta meno del dieci percento del totale stimato – possiedono i requisiti per un'omologazione automatica. Questo dato lacunoso, che lascia nell'ombra la maggioranza degli apparecchi, segnala un vuoto normativo preoccupante e consegna agli enti locali, siano essi Comuni o Province, un compito di adeguamento che molti sembrano aver sottovalutato o affrontato con lentezza.

La denuncia dell'associazione e il rischio di una valanga di ricorsi

Di fronte a questo scenario, l'associazione Assoutenti ha lanciato un allarme, chiedendo con urgenza l'apertura di un tavolo di confronto per affrontare quella che potrebbe trasformarsi in un'emergenza amministrativa. La mancata omologazione dei dispositivi, infatti, mina alla base il principio stesso della certezza del diritto e, soprattutto, l'effetto deterrente che la misura dovrebbe garantire. Se gli automobilisti percepiscono il sistema come opaco e fondato su presupposti legali fragili, la fiducia nelle istituzioni si incrina e la stessa sicurezza stradale ne risente. A questo si aggiunge il rischio concreto, paventato dall'associazione, di una pioggia di ricorsi contro le multe elevate con apparecchi non perfettamente in regola, un'eventualità che potrebbe paralizzare gli uffici e vanificare intere tornate di accertamenti.

Le implicazioni pratiche per i cittadini e la giurisprudenza

La giurisprudenza, del resto, si è già espressa in più occasioni, annullando sanzioni per vizi formali legati proprio alla mancata certificazione dei dispositivi. Chi riceve una multa ha dunque il diritto, e oggi forse un motivo in più, di verificarne la legittimità, controllando che sul verbale siano indicati con precisione non solo la marca e il modello del velocimetro, ma anche il numero di omologazione del singolo strumento. In assenza di questi estremi, o nel caso in cui l'omologazione risulti assente o scaduta, il ricorso diventa uno strumento dalle alte probabilità di successo. Il percorso normativo intrapreso, che prevede una stretta e una maggiore trasparenza, appare quindi necessario ma faticoso, costellato com'è di proroghe e chiarimenti che hanno finora dilatato i tempi di un adeguamento sistemico, lasciando gli automobilisti in una zona grigia di incertezza.

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