Il conducente del tram iscritto nel registro degli indagati, la Procura di Milano acquisisce documenti nella sede di Atm
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Redazione Interno
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L’iscrizione nel registro degli indagati per il conducente del tram della linea 9, quel mezzo finito contro un palazzo nel pomeriggio di venerdì scorso a Milano, rappresenta il primo atto formale di un’inchiesta che si preannuncia complessa. L’uomo, un sessantenne con alle spalle oltre trentaquattro anni di servizio presso l’Azienda Trasporti Milanesi, deve rispondere delle ipotesi di reato di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro ferroviario, formulate nella relazione inviata dalla Polizia locale alla Procura. Il deragliamento, avvenuto all’altezza dello scambio tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, ha provocato la morte di due persone, Ferdinando Favia e Karim Tourè, e il ferimento di una cinquantina di passeggeri, alcuni dei quali sono stati trasportati in ospedale in codice giallo e rosso.
La dinamica ricostruita e le prime dichiarazioni del tranviere
Gli investigatori, coordinati dalla pm Elisa Calanducci e dal procuratore Marcello Viola, stanno lavorando per ricostruire con precisione gli istanti precedenti lo schianto. Il mezzo, un Tramlink di nuova generazione, ha saltato la fermata precedente all’incrocio, non ha ridirezionato lo scambio per proseguire dritto e ha curvatutto a sinistra, finendo la sua corsa contro la vetrina di un esercizio commerciale. Il conducente, che secondo i primi rilievi non avrebbe azionato in tempo i comandi necessari, ha riferito a colleghi e soccorritori di aver accusato un improvviso malore, forse riconducibile a un trauma accidentale al piede sinistro occorsogli mezz’ora prima, tanto che i sanitari dell’ospedale Niguarda, dove l’uomo è stato medicato, hanno parlato dell’ipotesi di una sincope vasovagale.
L’acquisizione dei documenti e il sequestro nella sede di Atm
Proprio per verificare la tenuta di questa versione, gli agenti della Polizia locale si sono presentati questa mattina nella sede di Atm di via Monte Rosa, dando esecuzione a un decreto di sequestro emesso dalla Procura. L’obiettivo degli accertamenti, che si concentrano sull’acquisizione di documenti cartacei e informatici, è duplice: da un lato si vogliono esaminare tutte le comunicazioni intercorse tra il posto di guida del tram 9 e la centrale operativa nei minuti antecedenti l’incidente; dall’altro, si intende mettere sotto la lente d’ingrandimento la documentazione tecnica relativa al mezzo coinvolto, un modello Tranlink, e lo stato del binario in prossimità dello scambio, sebbene i primi sopralluoghi non avessero evidenziato anomalie.
Il sistema di sicurezza "uomo morto" al vaglio degli inquirenti
Un punto focale dell’indagine, che porterà nei prossimi giorni all’analisi della scatola nera e dei tabulati telefonici del conducente, riguarda il corretto funzionamento dei dispositivi di sicurezza di cui è dotato il tram. In particolare, l’attenzione degli inquirenti si è appuntata sul cosiddetto pulsante dell’"uomo morto", un meccanismo che richiede al conducente una pressione costante e periodica per dimostrare la sua vigilanza: il mancato rispetto dei tempi di attivazione del comando, che in questo modello scatterebbe ogni due secondi e mezzo, farebbe scattare un allarme acustico e, successivamente, la frenata d’emergenza. Gli investigatori dovranno ora stabilire perché, nonostante la presenza di questi sistemi pensati per gestire situazioni di incapacità del guidatore, il tram abbia proseguito la sua corsa fuori controllo per diversi metri, fino all’impatto contro l’edificio.




