Il giallo del tram 9 a Milano: il conducente indagato, la Procura cerca risposte nella scatola nera e nei messaggi con la centrale Atm

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Milano ha formalizzato l’ipotesi di reato di disastro ferroviario colposo a carico del conducente del tram della linea 9, il sessantenne Pietro M., l’uomo che venerdì scorso, il 27 febbraio, era alla guida del mezzo finito contro un palazzo in viale Vittorio Veneto dopo aver deragliato all’altezza dello scambio con via Lazzaretto. L’incidente, che è costato la vita a due persone – Ferdinando Favia, cinquantanovenne, e Johnson Okon Lucky, quarantanovenne di nazionalità nigeriana, quest’ultimo identificato solo successivamente a causa di un iniziale scambio di persona che aveva portato a indicare erroneamente un altro ferito grave come vittima – e ne ha ferite una cinquantina, di cui alcune in modo serio, vede ora un quadro accusatorio che si aggiunge a quelli, già ipotizzati, di omicidio colposo e lesioni colpose plurime.

Gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Elisa Calanducci e dal procuratore Marcello Viola, stanno lavorando su più fronti per ricostruire gli esatti secondi precedenti lo schianto, e l’attenzione si è concentrata in particolare sull’operato del tranviere, un dipendente Atm con trentacinque anni di carriera alle spalle e mai coinvolto in incidenti, stando a quanto riferito dai colleghi. Nella mattinata di lunedì 2 marzo, gli agenti della polizia locale, su delega della stessa Procura, hanno effettuato una serie di perquisizioni e sequestri nella sede di Atm di viale Monte Rosa: l’obiettivo era quello di mettere le mani su documenti cartacei e, soprattutto, digitali, che possano fornire elementi utili a comprendere la dinamica. In particolare, sono finite sotto la lente le comunicazioni intercorse tra la sala operativa dell’azienda di trasporto pubblico e la cabina di guida del Tramlink, il mezzo di ultima generazione entrato in servizio da poco, nonché le registrazioni audio e i cosiddetti brogliacci, quei registri dove vengono annotati gli eventi di rilievo durante il servizio.

Il mistero dei secondi finali tra blackout della telecamera e il sistema di sicurezza “uomo morto”

Uno degli aspetti che più di altri sta catalizzando le attenzioni degli investigatori è il funzionamento, o il presunto mancato funzionamento, dei dispositivi di sicurezza di cui il Tramlink è dotato. Il mezzo, un modello Stadler, è equipaggiato con una serie di tecnologie avanzate, tra cui il sistema definito “uomo morto”, un pulsante che il conducente è tenuto a premere a intervalli regolari – ogni pochi secondi – per dimostrare la propria presenza vigile al posto di guida: in assenza di questa pressione, il sistema dovrebbe attivare una frenata di emergenza. Secondo quanto emerso, però, in questo caso specifico la frenata automatica non sarebbe scattata, e ci si interroga sul perché. A ciò si aggiunge un altro elemento di complessità, legato alle immagini registrate dalla telecamera esterna montata proprio sulla parte anteriore del tram: quel dispositivo, che inquadra il percorso sui binari, avrebbe smesso improvvisamente di riprendere per alcuni secondi, un blackout temporalmente collocabile poco prima della fatidica fermata saltata dal mezzo. Le immagini, una volta recuperato il segnale, mostrano il tram già schiantato contro l’edificio. Una coincidenza, quella del buco di pochi secondi, che getta un’ombra di sospetto sulla possibilità di un guasto o su altro.

Il dolore al piede, il malore e il cellulare dell’autista sotto esame

Centrale, nella ricostruzione della Procura, rimane la posizione del conducente e la versione da lui stesso fornita. Pietro M., che ha riportato traumi lievi nello schianto ed è stato dimesso dall’ospedale Niguarda con una prognosi di dieci giorni, ha raccontato di aver avuto un malore, un improvviso mancamento che gli avrebbe fatto perdere i sensi e, di conseguenza, il controllo del mezzo. L’uomo ha spiegato ai medici e, successivamente, agli inquirenti, che circa mezz’ora prima dell’incidente si era fatto male a un dito del piede sinistro, all’interno della cabina di guida; un dolore che, con il passare dei minuti, sarebbe diventato insopportabile al punto da provocare uno svenimento, forse una sincope vasovagale, come ipotizzato dai sanitari. Di qui la mancata attivazione dello scambio che avrebbe dovuto far proseguire dritto il tram verso Porta Venezia – invece di farlo svoltare a sinistra dove i binari, in quel momento, erano orientati per il passaggio di altri convogli – e la mancata decelerazione in prossimità della pensilina, dove alcune persone attendevano di salire o scendere. Una versione, quella del malore, che gli inquirenti stanno verificando con ogni mezzo: il suo telefono cellulare è stato sequestrato, e i tecnici stanno analizzando tabulati e traffico dati per appurare se, nei momenti immediatamente precedenti al deragliamento, il dispositivo sia stato utilizzato, magari per una chiamata o un messaggio, distogliendo l’attenzione dalla guida o aggra vando una condizione di malessere.

L’inchiesta si allarga al mezzo e all’infrastruttura tra perizie e accertamenti tecnici

Parallelamente all’analisi del comportamento umano, si sta procedendo con l’esame approfondito del mezzo e dell’infrastruttura. La Procura ha nominato un consulente tecnico con il compito di analizzare ogni componente del Tramlink, a partire dalla scatola nera, che registra dati fondamentali come la velocità di marcia, le decelerazioni e gli input dei comandi. Si cercherà di capire se il sistema “uomo morto” abbia effettivamente ricevuto l’input dal conducente fino all’ultimo, o se vi sia stata un’anomalia nel suo funzionamento; stessa attenzione verrà dedicata ai sensori anticollisione, che avrebbero dovuto segnalare la presenza del palazzo o degli ostacoli, e al cosiddetto “commutatore di velocità”, che regola la progressione del mezzo. Non solo il tram, ma anche i binari e lo scambio sono sotto osservazione: sebbene le prime verifiche effettuate subito dopo l’incidente avessero dato esito positivo, gli accertamenti tecnici disposti dal pm dovranno fugare ogni dubbio sullo stato della manutenzione, una questione sollevata da più parti, anche se per ora l’indagine si concentra sugli elementi oggettivi ricavabili dai supporti informatici e meccanici del mezzo. L’acquisizione di tutta la documentazione tecnica relativa a quel tratto di linea e al Tramlink numero 7707 servirà proprio a questo: a tracciare un quadro preciso e circostanziato di ciò che è accaduto in quei concitati secondi del tardo pomeriggio di venerdì.

Description: La Procura di Milano indaga il conducente del tram 9 per disastro ferroviario. Sequestrati documenti in Atm e cellulare dell’autista. Si analizzano scatola nera e sistema “uomo morto”.

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