Rimini calcio, presentate in tribunale le carte per la liquidazione volontaria
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Redazione Sport
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Il calcio a Rimini, dopo una lunga e sofferta agonia, si avvia verso un epilogo che, sebbene largamente previsto, non perde la sua carica di drammaticità. La società biancorossa, come reso noto ieri al termine di un’assemblea dei soci dalla quale non poteva che scaturire una decisione così radicale, ha infatti formalmente presentato le carte in tribunale per avviare la procedura di liquidazione volontaria, un atto che sancisce praticamente la fine dell’esperienza calcistica sotto l’attuale proprietà e che, in base ai regolamenti federali, comporta quasi certamente l’esclusione immediata dal campionato di Serie C. Un fatto, questo, che rende la vicenda ancor più amara: la squadra non cesserà le attività al termine della stagione, come purtroppo spesso accade, ma nel bel mezzo del torneo, con la partita contro la Torres in programma domenica che rappresenta ormai un’ipotesi remota, un evento sportivo destinato con ogni probabilità a non disputarsi mai.
Un bilancio insostenibile e penalizzazioni ricorrenti
A spingere la società verso un passo così estremo è un dissesto finanziario divenuto ormai insanabile, certificato da un bilancio che, stando ai documenti presentati, registrava al 30 giugno dell’anno scorso perdite superiori alla soglia dei quattro milioni di euro, una montagna di debiti che ha reso impossibile proseguire l’attività. La crisi, del resto, non era affatto un mistero e si era già palesata sul campo da gioco attraverso le numerose penalizzazioni inflitte dalla giustizia sportiva; la squadra, iscritta al Girone B della Serie C, aveva infatti accumulato ben sedici punti di penalizzazione, un macigno che, nonostante gli undici punti ottenuti in campo, la relegava in fondo alla classifica, rendendo vana qualsiasi speranza di salvezza sportiva e contribuendo a creare un clima di incertezza che ha logorato l’intero ambiente.
Le parole del sindaco e le vicende societarie
A commentare quello che ha definito un «epilogo doloroso ma non inaspettato» è stato il sindaco della città, il quale, senza mezzi termini, ha additato le «vicende societarie incredibili e vergognose» che hanno caratterizzato gli ultimi periodi della gestione del club. Le sue parole, asciutte e severe, fotografano la delusione di una piazza che vive di calcio e che si vede privata della sua squadra in modo così traumatico, sottolineando come la responsabilità di questo collasso vada ricercata in scelte imprenditoriali opache e forse avventate, le quali hanno progressivamente eroso le basi solide su cui un tempo il sodalizio sembrava poggiare.
Il simbolo di un sistema in difficoltà
La parabola discendente del Rimini calcio, tuttavia, non è che l’ultimo e particolarmente eclatante esempio di una patologia che affligge da anni il calcio di Serie C, un campionato dove, con troppa frequenza, emergono casi di squadre finanziariamente fragili, di proprietà improvvisate e di stipendi per i calciatori che rimangono regolarmente non pagati. Un sistema, quello del terzo livello del calcio italiano, che sembra conoscere i problemi, vederli arrivare con largo anticipo, eppure dimostrarsi incapace di intervenire in maniera efficace per prevenirli, limitandosi spesso a gestire l’emergenza quando ormai è troppo tardi, quando le porte dei tribunali civili rappresentano l’unica via d’uscita possibile da situazioni divenute insostenibili.




