Ternana, la liquidazione volontaria congela gli allenamenti e minaccia l’esclusione dal campionato

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È bastata un’assemblea dei soci, tenutasi nella giornata di lunedì 13 aprile, per far precipitare il futuro della Ternana Calcio in un baratro di incertezza. La decisione della famiglia Rizzo, proprietaria del club umbro, di non ricapitalizzare e di avviare la procedura di liquidazione volontaria ha innescato una crisi che, nelle ultime ore, ha assunto i contorni del paradosso. La squadra, regolarmente presentatasi al “Liberati” per la seduta di allenamento, è stata rimandata a casa senza poter scendere in campo; un rompete le righe che ha lasciato i calciatori, come testimoniato dal centrocampista Marco Garetto, in uno stato di totale spaesamento (“Non sappiamo nulla”, ha dichiarato ai microfoni di Radio Tele Galileo, definendo la situazione “troppo assurda”).

Al di là dello smarrimento del gruppo squadra, la vicenda assume rilevanza per le sue pesanti ricadute regolamentari. Se da un lato l’amministratore delegato dimissionario Fabio Forti ha specificato che la liquidazione volontaria non equivale ancora a un fallimento, dall’altro lo spettro della revoca dell’affiliazione da parte della Figc è più concreto che mai. Il precedente, peraltro recentissimo, del Rimini – escluso a fine novembre dopo essere finito in liquidazione – offre il destro per capire quali scenari si prospettino per i rossoverdi. La norma, richiamata all’articolo 16 delle Noif, lega la permanenza nei campionati professionistici proprio alla stabilità dell’affiliazione; una volta che la delibera di liquidazione verrà iscritta al Registro delle Imprese, la società decadrà automaticamente dal tesseramento.

La possibile rivoluzione in classifica e il precedente Rimini

A differenza di quanto accaduto con i romagnoli, i quali hanno abbandonato la scena quando ancora mancavano molte giornate al termine, la tempistica di questa crisi rischia di produrre effetti distorsivi concentrati sulla lotta per la promozione in Serie B. L’esclusione della Ternana comporterebbe l’annullamento di tutti i risultati ottenuti e subiti dalla squadra umbra nel corso della stagione. Un’operazione matematica che, se applicata, avvantaggerebbe pesantemente l’Arezzo e penalizzerebbe l’Ascoli nella volata a due che li vede attualmente appaiati in testa al girone B con 74 punti.

Nel dettaglio, i toscani perderebbero un solo punto (quello del pareggio all’andata) vedendo azzerata la sconfitta del ritorno, portandosi così a 73 punti. I marchigiani, che avevano invece vinto entrambi i derby contro la Ternana, si vedrebbero decurtare sei punti, scivolando a quota 68. Un differenziale di cinque lunghezze che, a due turni dalla fine, equivarrebbe a una sentenza pressoché irrevocabile per la conquista della promozione diretta.

Le due strade: l’esercizio provvisorio o la cancellazione immediata

Nonostante il clima di gelo totale che avvolge lo stadio, gli addetti ai lavori non escludono ancora del tutto la possibilità che la stagione agonistica possa essere portata a termine. La parola, ora, passa al Tribunale di Terni. L’organo giudiziario dovrà valutare se sussistano le condizioni finanziarie minime per concedere l’esercizio provvisorio, una sorta di “bolla” legale che consentirebbe alla squadra di scendere in campo nelle ultime due sfide contro Bra e Pianese.

Tuttavia, a oggi, gli indizi suggeriscono che la strada più battuta sia quella opposta. L’annullamento della seduta di allenamento, unito alle dimissioni dei vertici societari, indica una paralisi operativa totale. Se la società non troverà acquirenti o garanzie per coprire i debiti entro il 30 giugno, la liquidazione volontaria si trasformerà in un vero e proprio tracollo finanziario, costringendo la città a ripartire, nell’ipotesi più ottimistica, dalla Serie D o addirittura dall’Eccellenza, come previsto dalle norme federali per i casi di fallimento.

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