La morte di James Van Der Beek, il fratello Jared: «Era la mia persona». E Steven Spielberg dona 25mila dollari alla famiglia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La scomparsa di James Van Der Beek, avvenuta all’età di quarantotto anni mercoledì scorso dopo una battaglia durata due anni e mezzo contro un tumore al colon retto, ha aperto una ferita profonda non solo nel cuore dei fan cresciuti guardando Dawson’s Creek ma, e soprattutto, in quello di chi quel ragazzo del Connecticut lo conosceva da una vita. È il caso di Jared, suo fratello, che ha rotto il silenzio nei giorni scorsi con un messaggio social che restituisce, con una semplicità disarmante, il peso specifico di un legame spezzato. «C’è un legame speciale che esiste tra fratelli, e due giorni fa quel legame fisico si è spezzato», ha esordito Jared, spiegando di aver finalmente compreso il motivo per cui si parli di crepacuore quando si perde qualcuno di estremamente vicino: una sensazione di devastazione e dolore così radicata nel cuore da non poter immaginare potesse fare così male. Jared ha raccontato di aver guardato a James fin dalla nascita, di non aver mai smesso di farlo, perché lui, il fratello maggiore, non aveva mai mancato di essergli accanto in ogni momento del bisogno. Ed è proprio questo aspetto, quello della presenza costante e silenziosa, che emerge con forza dalle parole di chi gli voleva bene: non tanto ciò che James faceva sotto i riflettori, ma ciò che era nella sostanza delle relazioni private. A rendere l’idea della rete di affetti che circondava l’attore ci sono anche i gesti di chi, pur non essendo un familiare, ha voluto esserci in modo concreto. Alfonso Ribeiro, l’indimenticabile Carlton di Willy, il principe di Bel-Air, aveva pubblicato una fotografia scattata dalla moglie di James, Kimberly, pochi istanti prima del suo ultimo saluto: un abbraccio silenzioso, un tentativo estremo di strappare una risata a un amico che stava per andarsene, consapevole che quella risata sarebbe stata l’ultima memoria condivisa. E poi c’è il gesto di Steven Spielberg, il regista che per decenni era stato il nume tutelare della camera da letto di Dawson Leery, il poster appeso al muro del personaggio che rese Van Der Beek una star: insieme alla moglie Kate Capshaw, ha donato venticinquemila dollari alla raccolta fondi lanciata sulla piattaforma GoFundMe per sostenere la moglie Kimberly e i loro sei figli, una cifra che si aggiunge ai contributi di altre personalità come Zoe Saldana e il regista Jon M. Chu.
La malattia raccontata senza filtri e l’addio social
La consapevolezza pubblica della malattia era arrivata nel novembre del 2024, quando Van Der Beek aveva scelto di condividere con il mondo la diagnosi ricevuta oltre un anno prima, nell’agosto del 2023, a seguito di una colonscopia di routine. Lo aveva fatto con le parole misurate di chi cerca di tenere insieme l’ottimismo e la paura, raccontando a People di stare affrontando la cosa privatamente ma con la famiglia al fianco, e con ragioni per essere fiducioso. Poi, nell’estate del 2025, le sue condizioni avevano cominciato a peggiorare in modo più evidente, al punto che in un’intervista aveva confessato, con una tenerezza che oggi suona come un testamento, di essere accudito dai suoi stessi figli: loro gli preparavano il tè, chiedendosi cosa potesse servire al papà. Una bellezza, l’aveva definita lui, nata in mezzo alla tempesta. A settembre, l’assenza forzata alla reunion dal vivo del cast di Dawson’s Creek al Richard Rodgers Theatre di New York, un evento benefico a sostegno dell’organizzazione F Cancer. Al suo posto, un video messaggio proiettato sul palco, in cui ringraziava ogni singola persona presente, mentre sul palco Lin-Manuel Miranda leggeva le sue battute. L’immagine, però, era apparsa subito segnata, smagrita, e lui stesso aveva poi spiegato di aver sofferto di un virus intestinale che aveva ulteriormente complicato il quadro clinico. Fino all’ultimo post, pubblicato solo due settimane prima della fine, per festeggiare il compleanno di una delle figlie e di suo padre, scrivendo a quelle bambine di essere rimaste, nonostante tutto, aperte, tenere e autenticamente buone.
Una generazione interrotta e il sostegno economico per i figli
La parabola artistica di James Van Der Beek era iniziata quando di anni ne aveva appena venti, eppure sul set interpretava un quindicenne sognatore con la passione per Spielberg. Quella serie, finita nel 2003 dopo sei stagioni, era diventata un fenomeno culturale talmente pervasivo da renderlo per sempre quel ragazzo di Capeside, con tutte le difficoltà del caso a liberarsi dall’ombra di un personaggio così ingombrante. E lui ci aveva scherzato sopra, negli anni, prendendosi in giro in video per Funny Or Die, apparendo in serie come *Don’t Trust the B—- in Apartment 23* dove interpretava una versione sopra le righe di sé stesso, e arrivando persino a gareggiare in Dancing with the Stars e a presentarsi sotto costume in The Masked Singer. Ma il cinema lo aveva visto anche in ruoli più drammatici, come in Varsity Blues dove indossava la maglia numero quattro in omaggio a Brett Favre, il quarterback dei Green Bay Packers di cui era tifoso, o in The Rules of Attraction. La sua ultima fatica, la serie Elle (prequel di La rivincita delle bionde), è prevista in uscita postuma a luglio. Oggi, a dover fare i conti con un futuro diventato improvvisamente incerto, è la sua famiglia. La raccolta fondi, partita con un obiettivo di duecentocinquantamila dollari, ha già superato i due milioni, grazie anche al contributo del regista premio Oscar. Le donazioni servono a coprire le spese mediche che hanno prosciugato le risorse della famiglia e a garantire una parziale stabilità ai sei figli: Olivia, Joshua, Annabel, Emilia, Gwendolyn e Jeremiah, nati tra il 2010 e il 2021. A lanciare un appello erano stati proprio gli amici più stretti, spiegando che i costi per le cure e il prolungarsi della malattia avevano lasciato Kimberly e i bambini in una situazione economica difficile. Tra i tanti messaggi, quello del fratello Jared continua a vibrare di una nota intima e privata, lontana dai riflettori: «Il dolore è profondo, ma la guarigione è già iniziata grazie a tutto l’amore che sta arrivando».




