Gallipoli, lo squalo mako che ha preso a testate la barca dei pescatori: “Un tonfo e poi il silenzio non è stato più lo stesso”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sabato scorso, nelle acque ioniche a circa cinque miglia al largo di Gallipoli, un esemplare adulto di squalo mako – conosciuto anche come “squalo tonno” per la sua predilezione per i grandi pesci pelagici – ha letteralmente preso di mira un motoscafo impegnato in una battuta di pesca, trasformando quella che doveva essere una giornata di routine in un pugno di secondi di terrore puro. L’impatto, violento e improvviso, ha lasciato i diportisti a bordo in uno stato di shock profondo, una paura che, come hanno poi raccontato gli stessi protagonisti, affonda le radici in un istinto primitivo difficile da razionalizzare. A rendere l’episodio ancora più inquietante è stata la comparsa, subito dopo l’urto, di una vistosa ferita sul dorso del predatore, un dettaglio che potrebbe gettare nuova luce sulle ragioni di un comportamento così anomalo per una specie che solitamente evita il contatto diretto con le imbarcazioni.

L’urto sotto la prua e la vibrazione che risale lungo la colonna vertebrale

Secondo la ricostruzione fornita dai diretti interessati, e ampiamente documentata da un video divenuto rapidamente virale sui social network, lo squalo – un mako dalle dimensioni notevoli – avrebbe improvvisamente cambiato rotta con un movimento secco e potentissimo, andando a colpire la parte anteriore della barca. Il testimone, che ha condiviso le immagini e il racconto dell’accaduto, ha descritto l’accaduto con una precisione quasi chirurgica: un tonfo sordo, seguito immediatamente da una vibrazione intensissima che è letteralmente “salita dalle scarpe fino alla testa” di tutti i presenti. Nel frattempo, la prua ha subito un contraccolpo netto mentre dal comparto motori partiva un rumore metallico, inequivocabile segnale della violenza dell’impatto inferto dal grande pesce. Diversi testimoni hanno parlato di una paralisi durata alcuni secondi – un lasso di tempo in cui, come hanno scritto, “nessuno ha respirato” – mentre l’animale continuava a gravitare nei pressi dello scafo, quasi a fissare i suoi improvvisi e indesiderati ospiti.

La ferita sul dorso e i precedenti avvistamenti nel Salento

Ciò che ha catturato l’attenzione degli esperti di biologia marina (che monitorano costantemente la presenza di questi grandi pelagici nel golfo) è la condizione fisica dell’animale. Lo squalo mako, visibilmente innervosito, presentava un taglio o un graffio profondo subito dopo la pinna dorsale; una condizione, quest’ultima, che potrebbe averne alterato le normali reazioni, rendendolo più aggressivo del solito. Se da un lato le ipotesi più accreditate indicano nel rumore dei motori o nella colorazione dello scafo (confuso forse con una preda) la causa dell’avvicinamento, dall’altro non si può escludere che il dolore per la ferita abbia giocato un ruolo decisivo nella reazione dell’animale. Non è la prima volta, del resto, che le acque salentine ospitano un incontro del genere: già nell’agosto dello scorso anno, a Porto Cesareo, un altro esemplare di mako – sebbene di dimensioni più ridotte – era stato avvistato e filmato a poca distanza dalla riva, facendo sorgere qualche interrogativo sulla frequenza di queste visite nei pressi della costa bassa.

Dentro l’attimo di gelo: lo sguardo del predatore e la sua scomparsa nel blu

La parte forse più suggestiva – e raccapricciante – del racconto lasciato dai pescatori non riguarda tanto la violenza fisica dell’impatto, quanto ciò che è accaduto subito dopo. Terminata la fase acuta della carica, il silenzio è piombato sul piccolo natante. Lo squalo non è semplicemente sparito; è rimasto lì, immobile a pochi metri dagli uomini, per qualche secondo che a bordo è sembrato infinito. Poi, quasi come se si fosse improvvisamente stancato del gioco o avesse perso interesse nella fonte del disturbo, l’animale ha virato lentamente, con una calma disarmante, ed è definitivamente scomparso in quel blu scuro dal quale era emerso dal nulla. “Il silenzio è tornato”, ha scritto uno dei testimoni nel post social che ha accompagnato il video, “ma non era più lo stesso”. Una frase, quest’ultima, che racchiude forse l’essenza di questi incontri ravvicinati con la natura selvatica: la consapevolezza improvvisa, per chi solca il mare, di non essere affatto al comando, ma solo un ospite di passaggio in un territorio governato da feroci leggi altrui.

Meta Description: Squalo mako adulto e ferito urta violentemente un motoscafo a Gallipoli. Panico tra i pescatori, video virale e indagini sul comportamento anomalo del predatore.

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