Crisi e transizione nell'automotive europeo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Salone Mondiale dell'Automobile di Parigi, con una superficie espositiva totale di 85.000 metri quadri, si apre oggi in un momento critico per il mercato automobilistico europeo, che continua a soffrire di una forte contrazione. Nei primi sei mesi del 2024, le immatricolazioni sono diminuite del 12% rispetto all'anno precedente, con un calo del 12,4% per i veicoli elettrici, e addirittura del 23,2% rispetto al periodo pre-Covid in Francia. Questo scenario, già di per sé preoccupante, è ulteriormente aggravato dalle recenti previsioni pessimistiche di Stellantis riguardo le vendite in Nord America, che hanno causato un calo del 14% del valore delle azioni del gruppo franco-italiano.

In Europa, i politici hanno deciso che dal 2035 si punterà esclusivamente su auto a zero emissioni, ma la realtà è che le auto elettriche non sono state accolte con il favore sperato dagli automobilisti. Nonostante anni di proclami e incentivi, è ormai evidente che le auto elettriche non hanno conquistato il mercato europeo come previsto. Con l'abolizione dei motori tradizionali, ibridi compresi, nel Vecchio Continente sembra che non ci siano alternative all'elettrico, ma questa scelta potrebbe rivelarsi prematura e rischiosa.

La situazione è resa ancora più complessa dalle notizie provenienti da Wolfsburg, dove la dirigenza di Volkswagen sta considerando la possibilità di chiudere due stabilimenti in Germania. Questo potrebbe avere ripercussioni significative sull'occupazione e sull'economia locale, aggiungendo ulteriore incertezza a un settore già in difficoltà.

Nel gennaio del 2018, Sergio Marchionne, poco prima della sua prematura scomparsa, aveva espresso dubbi sulla sostenibilità a lungo termine dei motori elettrici. Secondo lui, sebbene fosse necessario introdurre i motori elettrici per rispettare le norme sulle emissioni, non era convinto che rappresentassero la soluzione definitiva per il settore automobilistico.

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