Il missile dell'Iran verso la Turchia abbattuto dalla Nato, affondata una fregata: 101 dispersi
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Redazione Esteri
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Il ministero della Difesa turco ha reso noto, nella serata di oggi, mercoledì 4 marzo, che un missile balistico lanciato dall'Iran in direzione del proprio spazio aereo è stato prontamente intercettato e neutralizzato. L'abbattimento è avvenuto ad opera delle unità di difesa aerea e missilistica della Nato dispiegate nel Mediterraneo orientale, le quali, come specificato dalla nota ufficiale, hanno ingaggiato il proiettile in volo dopo che questo aveva attraversato i cieli di Iraq e Siria. Fonti della presidenza turca, citate dall'agenzia di stampa Anadolu, hanno poi aggiunto un elemento di valutazione, seppur ipotetico: secondo Ankara, l'ordigno – pur diretto verso la Turchia – avrebbe probabilmente avuto come obiettivo primario una base situata nella Repubblica di Cipro, salvo poi discostarsi dalla sua traiettoria iniziale. Un frammento, come accertato dalle autorità locali, è precipitato nel distretto di Dörtyol, nella provincia meridionale di Hatay; si trattava, è emerso dalle analisi, di un residuo del munizionamento intercettore impiegato dalla Nato e non del missile offensivo, e non si registrano vittime né feriti tra la popolazione. Il ministero, pur confermando di riservarsi il diritto di replicare a qualsiasi atto ostile, ha lanciato un appello a tutte le parti coinvolte affinché si astengano da iniziative che possano ulteriormente allargare il conflitto.
Il bilancio dell'attacco del sottomarino americano, caccia ai dispersi
Nelle stesse ore, un altro gravissimo episodio ha avuto luogo nel teatro bellico allargato, questa volta nelle acque internazionali al largo dello Sri Lanka. Una fregata iraniana della classe Moudge, la IRIS Dena, con a bordo 180 membri dell'equipaggio, è stata presa di mira e colpita da un siluro lanciato da un sottomarino d'attacco a propulsione nucleare della United States Navy, il primo affondamento di una nave nemica con questo tipo di armamento dai tempi della guerra delle Falkland, nel 1982. Il Pentagono, per bocca del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha confermato l'azione, definendola parte integrante dell'obiettivo, dichiarato, di smantellare completamente la flotta iraniana. Le operazioni di soccorso, coordinate dalla marina srilankese dopo il lancio di una richiesta di aiuto da parte della nave iraniana in difficoltà, hanno consentito il recupero di 79 superstiti, di cui 32 sono stati immediatamente trasportati in ospedale con ferite di varia gravità – uno di loro, purtroppo, è deceduto successivamente – ma il bilancio dei dispersi resta drammaticamente alto: 101 marinai, per i quali le ricerche proseguono senza sosta, mentre lo scafo della fregata è completamente inabissato.
Attacchi con droni alle ambasciate, il personale Usa lascia i paesi del Golfo
Sul fronte delle rappresentanze diplomatiche, il Dipartimento di Stato americano ha disposto il rimpatrio volontario di tutto il personale non essenziale e dei familiari dei funzionari in servizio presso le sedi di Arabia Saudita, Oman e Cipro. La decisione, hanno spiegato fonti ufficiali, è stata assunta in seguito al moltiplicarsi di attacchi mirati contro gli interessi statunitensi nella regione: l'ambasciata a Riyadh è stata bersaglio di un attacco con droni che ha provocato un principio di incendio e danni materiali alla struttura, mentre nell'isola di Cipro un velivolo senza pilota di fabbricazione iraniana si è schiantato nelle vicinanze di una base aerea britannica. L'Oman, storicamente paese mediatore tra l'Occidente e Teheran, si trova ora in una posizione particolarmente delicata, esposto a ripetute azioni ostili. A Baalbek, nella parte orientale del Libano, l'aviazione israeliana ha condotto un raid all'alba contro un edificio residenziale di quattro piani situato in un'area dove la presenza di Hezbollah è storicamente radicata: l'agenzia di stampa nazionale libanese Nna ha riferito del bombardamento, avvenuto all'interno di un complesso abitativo, senza per ora divulgare un bilancio definitivo di eventuali vittime.
Il confronto diplomatico tra Teheran e Baghdad sulla sicurezza dei confini
In un contesto di scontri che, come ha iniziato a definirli la stessa televisione di Stato iraniana, assumono i contorni di una "guerra del Ramadan", il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il consigliere per la Sicurezza nazionale iracheno Qasim al-Araji hanno avuto una conversazione telefonica incentrata sugli sviluppi bellici in corso tra Stati Uniti e Israele da una parte e la Repubblica Islamica dall'altra. Il colloquio, stando a quanto riferito dall'agenzia ufficiale Irna, ha visto le due parti sottolineare con forza la necessità di rafforzare la cooperazione bilaterale, con l'obiettivo primario di tutelare l'incolumità dei confini comuni e prevenire eventuali sconfinamenti o incidenti che possano destabilizzare ulteriormente un equilibrio già precario. La richiesta, avanzata dai Pasdaran, di esercitare il pieno controllo sullo Stretto di Hormuz e le dichiarazioni del ministro israeliano Israel Katz, il quale ha paventato la necessità di "eliminare il successore di Khamenei", contribuiscono a delineare un quadro di tensione in cui, parallelamente ai raid e alle controffensive, si cerca di mantenere aperti canali di comunicazione con i paesi vicini.




