Coni, Buonfiglio chiude a commissariamento Figc: “Non ci sono i presupposti”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’udienza davanti alle Sezioni Unite del Collegio di Garanzia, che riguarda l’inibizione del presidente dell’AIA Antonio Zappi, diventa l’occasione per un’uscita pubblica – netta, misurata ma politica fino al midollo – del presidente del Coni Luciano Buonfiglio. Il quale, prima che i lavori abbiano inizio, mette le mani avanti sulla questione che tiene banco negli ambienti federali e governativi: il possibile commissariamento della Figc, organismo che dopo le dimissioni (forzate, dicono molti) di Gabriele Gravina si ritrova in una fase di transizione quanto mai accidentata. “Conoscendomi”, scandisce Buonfiglio, “quando ci sono stati i presupposti, ho commissariato o no? Sì. Stavolta no”. Un’affermazione che non lascia spazio a interpretazioni ambigue, sebbene il contesto in cui viene pronunciata sia denso di pressioni incrociate.

Il catenaccio federale e il messaggio al ministro Abodi

Buonfiglio sa bene che il suo interlocutore principale, in questa partita, è il ministro per lo sport Andrea Abodi. Quest’ultimo, come è noto, ha più volte lasciato intendere – senza mai usare la formula ufficiale – che il commissariamento sarebbe una strada percorribile, quasi doverosa, per traghettare la Federcalcio fuori dalle secche in cui è finita. Il governo, del resto, terrebbe già pronto un decreto ad hoc. E la leva che potrebbe far scattare l’intervento è pesante: il caos arbitrale scaturito dall’inchiesta della procura di Milano sul designatore Rocchi, una vicenda giudiziaria che ha disvelato presunte ingerenze e gestione opaca dei direttori di gara. Per Buonfiglio, però, tutto ciò non basta. “Oggi non ci sono presupposti per commissariare la Figc”, ripete con secchezza, tracciando una linea che assomiglia a un catenaccio federale.

“Non mi faccio influenzare né da destra né da sinistra”

La frase, quasi un mantra in questa fase, rivela la consapevolezza del numero uno del Coni di muoversi su un terreno minato. “Io sono stato eletto per far rispettare le regole, ma il primo a rispettarle devo essere io”, spiega Buonfiglio, che aggiunge un’incisiva dichiarazione di indipendenza: “Non mi lascio influenzare da destra o da sinistra”. Un modo per rispondere – senza mai nominarli – a quanti, dentro e fuori il mondo dello sport, gli attribuiscono una vicinanza a questo o quel fronte politico. E anche per prendere le distanze da chi, magari, parla al suo posto, alimentando voci o anticipando decisioni che spettano esclusivamente agli organi tecnici. L’attuale presidente del Coni, ricordiamolo, ha già in passato azionato lo strumento del commissariamento quando lo riteneva necessario; stavolta, a suo giudizio, le condizioni non ricorrono.

Il caso Zappi, l’AIA e le elezioni in bilico

L’udienza di oggi – quella per cui Buonfiglio si è presentato davanti al Collegio di Garanzia – verte sull’inibizione di Antonio Zappi, vertice dell’Associazione Italiana Arbitri. Una vicenda che s’intreccia strettamente con l’inchiesta milanese, dalla quale sono emersi retroscena pesanti sul modus operandi del designatore Rocchi. Senza entrare nei dettagli del procedimento penale, è evidente che il clima attorno alla classe arbitrale è incandescente. E che questo caos, per il governo, rappresenta una giustificazione non secondaria per sostenere l’urgenza di un intervento straordinario sulla Figc. Buonfiglio, però, oppone un secco diniego: la federazione, nonostante le dimissioni di Gravina, può ancora procedere verso le elezioni per il nuovo presidente. Non c’è, a suo avviso, alcun vuoto di funzioni tale da rendere indispensabile la soluzione commissariale. Così, mentre il ministro Abodi coltiva la sua posizione e il governo tiene in caldo il decreto, dal mondo dello sport arriva un monito chiaro: le regole, prima di tutto, vanno fatte rispettare senza forzature.

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