Terzo mandato chiuso, ma il voto regionale divide il centrodestra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La questione del terzo mandato per i governatori è arrivata al capolinea. Dopo il quinto tentativo, l’emendamento della Lega – che avrebbe permesso a Luca Zaia, Vincenzo De Luca e Michele Emiliano di ricandidarsi – è stato bocciato in Commissione Affari costituzionali del Senato. Un esito che, seppure prevedibile, ha lasciato strascichi nel centrodestra, dove Forza Italia ha fatto muro mentre Fratelli d’Italia ha preferito l’astensione.

Roberto Calderoli non nasconde l’amarezza: "Non ho apprezzato il muro di Forza Italia", dice, sottolineando come quella leghista fosse ormai una battaglia più simbolica che concreta. Un ultimo gesto di fedeltà verso Zaia, che ora dovrà lasciare la guida del Veneto. Ma mentre la Lega digerisce la sconfitta, è già un altro il tema che divide i governatori: la data delle elezioni regionali.

De Luca, che pure aveva sostenuto la modifica sulla rieleggibilità, rilancia l’ipotesi di un rinvio alla primavera del 2025. "Votare in autunno metterebbe a rischio non solo il bilancio, ma anche i progetti del Pnrr", argomenta. Una posizione che, però, non trova unanimità. Se alcuni temono che un’eventuale campagna elettorale invernale possa ridurre l’affluenza, altri – soprattutto al Nord – preferirebbero rispettare il calendario previsto.

Intanto, il centrodestra mostra ancora una volta le sue crepe. La Lega, che aveva puntato tutto sul terzo mandato, si ritrova senza una strategia alternativa, mentre Fdi e Fi evitano di schierarsi apertamente. Quel che è certo è che, con la chiusura della questione rielezione, ora la partita si sposta sul quando e sul come si voterà. E se per alcuni è meglio accelerare, per altri – De Luca in testa – un rinvio è l’unica strada per evitare quello che lui definisce "il giorno della marmotta", un loop di rinvii e incertezze.

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