Pamela Genini, il referto che un anno fa segnalò la paura di essere uccisa
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Redazione Interno
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Nuovi e agghiaccianti elementi, che gettano una luce sinistra su quanto accaduto, vengono alla luce nell'inchiesta sull'omicidio di Pamela Genini, la giovane donna uccisa a coltellate a Milano. Da quanto emerge dalle carte, la 29enne nutriva il timore, già concreto e dichiarato, che Gianluca Soncin potesse toglierle la vita; una paura che lei stessa aveva espresso con drammatica chiarezza quasi un anno prima della tragedia, quando si recò al pronto soccorso di Seriate per farsi curare dopo essere stata picchiata dall'uomo a Cervia. È il referto di quell'ospedale bergamasco, come riportato da alcuni giornali, a rivelare oggi la percezione del pericolo mortale che la vittima viveva già allora, un dettaglio che, con il senno di poi, assume un peso quasi insopportabile.
Il documento che racconta le paure
Il referto, stilato nel settembre del 2024, fotografa una situazione di allarme elevatissimo, mostrando come Pamela Genini, in seguito all'aggressione subita, abbia risposto affermativamente a quattro delle cinque domande postele tramite un apposito questionario di valutazione del rischio, uno strumento concepito proprio per identificare i casi di maggiore pericolosità. Tra le risposte che consegnò ai sanitari, spicca in particolare il "sì" alla domanda diretta che le chiedeva se ritenesse il suo compagno capace di ucciderla; una risposta che, sebbene non abbia innescato il cosiddetto "codice rosso", rappresenta una testimonianza inequivocabile della sua disperata consapevolezza.
La violenza precedente e l'allarme non raccolto
L'episodio che portò Pamela Genini in ospedale risaliva al giorno precedente quella visita, quando, nella casa di Gianluca Soncin a Cervia, l'uomo l'aveva aggredita con una violenza tale da causarle, secondo quanto si apprende, anche la frattura di un dito. Nonostante la gravità delle lesioni riportate e nonostante la paura della morte che la donna aveva esplicitamente confessato, il protocollo che avrebbe potuto attivare un percorso di protezione più incisivo non scattò, lasciando che quel grido d'allarme, seppur formalmente registrato, rimanesse inascoltato. Un fatto, quest'ultimo, che inevitabilmente solleva interrogativi ampi e dolorosi sui meccanismi di intervento a tutela delle vittime di violenza domestica.
L'omicidio e il peso di un avvertimento
Quel timore, purtroppo, si è rivelato tragicamente fondato quando, a distanza di circa un anno, Gianluca Soncin ha raggiunto Pamela Genini a Milano e l'ha uccisa. La dinamica dell'ultimo, fatale agguato è ancora al centro delle indagini degli investigatori, i quali stanno ricostruendo meticolosamente ogni passaggio; ma il referto di Seriate, con la sua scarna elencazione di "sì", si erge ora come una prova testamentaria di un pericolo annunciato, di un epilogo che, forse, si poteva e doveva scongiurare. Quel documento, che oggi assume il valore di una macabra premonizione, rappresenta un tassello cruciale per comprendere la sequenza di eventi e, soprattutto, le occasioni mancate.




