Foundayo, la nuova pillola dimagrante una volta al giorno: via libera della Fda
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Redazione Economia
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L’ultima frontiera della lotta all’obesità, che negli Stati Uniti coinvolge ormai decine di milioni di persone, si presenta nelle sembianze di una compressa bianca di piccole dimensioni. Mercoledì primo aprile, la Food and Drug Administration – l’ente federale che vigila sui farmaci e sui prodotti alimentari a stelle e strisce – ha concesso l’approvazione a Foundayo, un nuovo medicinale giornaliero contro il sovrappeso. A produrlo è Eli Lilly, la stessa casa farmaceutica che già commercializza l’iniezione dimagrante Zepbound: un dettaglio non secondario, questo, perché testimonia la volontà del colosso di coprire l’intero spettro delle somministrazioni. Foundayo appartiene alla classe dei cosiddetti Glp-1, una famiglia di molecole – tra cui spiccano i rivali Ozempic e Wegovy – che imitano un ormone intestinale capace di rallentare la digestione e ridurre l’appetito.
Una seconda pillola che amplia il mercato americano
Con l’arrivo di Foundayo, il panorama dei moderni anti-obesità orali si arricchisce ulteriormente: si tratta infatti della seconda pillola dimagrante giornaliera disponibile negli Stati Uniti. Il principio attivo, noto come orforglipron, può essere ingerito in qualsiasi momento della giornata, senza restrizioni legate al cibo o all’acqua. Una flessibilità notevole, se si pensa ai rigidi schemi richiesti da altri medicinali – spesso legati ai pasti – e che rappresenta un vantaggio concreto per chi ha una vita frenetica. La Food and Drug Administration ha basato la sua decisione su studi clinici i cui dati, sebbene non ancora pubblicati integralmente su riviste peer-reviewed, avrebbero dimostrato una perdita di peso paragonabile a quella delle iniezioni settimanali già in commercio.
Addio agli aghi? La rivoluzione orale e le sue implicazioni
In un settore della medicina già sconvolto dall’arrivo dei Glp-1 iniettabili, l’approvazione di Foundayo rischia di rappresentare l’ennesima scossa tellurica. La compressa, infatti, promette un’efficacia equivalente a quella della versione sottocute, ma con un vantaggio non trascurabile: potrebbe cambiare la vita degli agofobici – cioè di quanti provano un rifiuto fobico verso gli aghi – e di chi, per varie ragioni, fatica a rispettare l’aderenza a un’iniezione settimanale. Non solo: c’è anche chi intravede in questa formulazione orale una strada percorribile per la fase di mantenimento del peso, una volta raggiunto il dimagrimento desiderato. Un passaggio, quest’ultimo, storicamente problematico nelle terapie dell’obesità, dove le ricadute sono frequenti.
Wall Street premia Eli Lilly, tra petrolio e tensioni geopolitiche
L’annuncio della Fda ha avuto conseguenze immediate anche sui mercati finanziari. Nella seduta del primo aprile, proseguita in rialzo con l’S&P in progresso dell’1%, Eli Lilly ha messo a segno un +3,8% – un balzo che riflette l’ottimismo degli investitori verso un farmaco destinato a generare vendite miliardarie. A fare da sfondo, però, c’è anche il contesto petrolifero: i prezzi del greggio hanno iniziato il mese in calo, alimentando speranze su una possibile fine del conflitto tra Stati Uniti e Iran. La sera prima, il presidente Trump – che è di nuovo alla Casa Bianca – aveva dichiarato ai giornalisti di attendersi un ritiro delle forze militari statunitensi dall’Iran entro “due o tre settimane”. Poi, nella giornata odierna, ha aggiunto che Teheran avrebbe chiesto un cessate il fuoco, ma che prima sarà necessaria la riapertura dello Stretto di Hormuz. Un intreccio, quello tra farmaci e diplomazia, che mostra quanto anche una pillola possa diventare un affare geopolitico.




