Sanremo, la seconda serata tra luci e ombre: Pausini regge il palco, Lauro delude, Fogliati incanta

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La seconda puntata del settantaseiesimo Festival di Sanremo, andata in onda ieri sera, ha confermato un trend che sembra ormai consolidato: una certa riluttanza al rischio, almeno per quanto concerne le scelte di stile sul palco dell’Ariston -1. Se la musica, si sa, è pur sempre la protagonista indiscussa, l’occhio cade inesorabile sugli abiti, quei secondi pelle che cantanti e conduttori indossano per una settimana e che spesso, più delle note, restano impresse nella memoria collettiva. Ebbene, il verdetto della seconda serata è quello di un’eleganza a tratti fin troppo compassata, un “giro sull’ottovolante” come qualcuno l’ha definito, dove ai picchi di stile si alternano voragini di cattivo gusto o, peggio ancora, di noia profonda -1.

Laura Pausini, colonna portante della conduzione al fianco di Carlo Conti, ha sfoggiato una doppia anima. Per la sua prima uscita ha scelto un completo giacca e pantalone firmato Giorgio Armani Privè, impreziosito da cristalli neri, una marsina dal taglio militare che le ha permesso persino di improvvisare uno squat canzonatorio senza il minimo cedimento sartoriale -2-4. Peccato per il finale, quando un cappotto, per quanto bellissimo, è sembrato decisamente fuori luogo, quasi avessero spento il riscaldamento in teatro -1. I gioielli Damiani, con un collier che sul palco riluceva di riflessi viola, hanno completato l'opera di una che, ormai, di questo palco è la regina indiscussa -1-4.

Diverso il discorso per Achille Lauro, chiamato in qualità di co-conduttore. L’artista, che ha costruito la sua immagine sull’eccesso e sulla capacità di stupire, ha giocato fin troppo sicuro, attestandosi su un prevedibile total look black or white di Dolce & Gabbana -1. Una scelta che ha deluso chi si aspettava la sua verve provocatoria, relegandolo a una figura compita e fin troppo addomesticata per la sua storia. A rubare la scena, in termini di personalità e verve, è stata invece Pilar Fogliati. L’attrice, in veste di co-conduttrice, ha portato una ventata di freschezza e ironia, indossando un abito Giorgio Armani Privé dalla nuance cangiante, abbinato a gioielli Pomellato, con cui ha dato vita al suo personaggio di “Uvetta”, conquistando platea e social -1-8.

Paillettes, eccessi e look da dimenticare: il parterre dei big si divide

Se i conduttori, nel complesso, hanno retto la scena, tra i big in gara e le nuove proposte il giudizio si fa più severo e articolato. Elettra Lamborghini, ad esempio, continua il suo personale level-up sull’alta moda, apparendo in un abito lungo e scollato di Tony Ward impreziosito da un collier scintillante, una scelta che le vale un sette in pagella, nonostante il suo incedere sia ormai una macchina da guerra capace di catalizzare l’attenzione. Dall’altra parte, Patty Pravo, in un total look di velluto rosso firmato Simone Folco, è parsa più una “fantasma dell’Opera” che l’ex ragazza del Piper, lasciando il pubblico con la nostalgia dei suoi tempi più dark e sperimentali.

Tra le esibizioni che hanno fatto storcere il naso, spiccano quelle delle nuove proposte e di alcuni gruppi. Blind, El Ma e Soniko, con i loro look smanicati, i jeans luccicanti e i blazer tempestati di borchie, sono finiti nel mirino della critica per un eccesso di paillettes che ricordava più il ballo di fine anno che un palco nazionale, meritandosi un sonoro quattro -1-2. Non è andata meglio a LDA e Aka 7even, coordinati in un total look marrone Pence 1979 che li ha fatti soprannominare “due gianduiotti” -1. E se Enrico Nigiotti è stato bollato come una “noia” totale, con un completo anonimo che lo faceva quasi sparire, persino Dargen D’Amico, pur non annoiando con le sue sperimentazioni sartoriali, ha iniziato a stufare con la terza uscita consecutiva in Trussardi -1-3.

La noia del total black e l'orgoglio azzurro degli atleti

Un filo conduttore della serata, purtroppo, è stato l’abuso del colore nero. Un déjà-vu costante che ha appiattito molte esibizioni, rendendo difficile distinguere un artista dall’altro. Se Gianluca Gazzoli, nel suo smoking in velluto Emporio Armani, è apparso elegante e promosso a pieni voti, la sua conduzione del blocco Giovani ha fatto da contraltare a una serie di look sbagliati dei debuttanti, incastrati in quella comfort zone cromatica che li ha resi anonimi. Angelica Bove, in un tailleur bianco sempre Emporio Armani, è stata giudicata troppo essenziale, persino un po’ stropicciata, mentre Mazzariello in Kenzo sembrava uscito da una divisa.

A spezzare la monotonia ci hanno pensato, come spesso accade, figure eccentriche e ospiti speciali. Lillo, con la sua simpatia travolgente, si è preso un otto in pagella, perdonato anche per la discutibile t-shirt nera sotto lo smoking, grazie alla sua performance diventata subito cult -1. Ma il momento più alto della serata, dal punto di vista emotivo, è stato l’ingresso degli atleti azzurri: Francesca Lollobrigida, Lisa Vittozzi, Giacomo Bertagnolli e gli altri, tutti in EA7 Emporio Armani, hanno rappresentato l’orgoglio del paese e si sono portati a casa un nove pieno, dimostrando che la classe non è solo una questione di stilisti, ma di sostanza e postura -1.

Gioielli e omaggi: tra luci al collo e riferimenti d'oltremanica

Il dettaglio che ha brillato più di ogni altro, però, è stato quello dei gioielli. Se Laura Pausini ha optato per pezzi importanti di Damiani, Elettra Lamborghini non è stata da meno con il suo collier scintillante. E poi c’è chi ha giocato sul filo dell’omaggio, come la stessa Pausini, il cui abito in velluto blu notte con spalle scoperte ha scatenato un immediato paragone con il celebre “Travolta Dress” di Lady Diana. Un richiamo voluto o una coincidenza? Difficile dirlo, ma l’accostamento ha riacceso i riflettori su un’eleganza senza tempo, quella della principessa del Galles, che evidentemente continua a fare scuola. Tra picchi di raffinatezza e cadute nel ridicolo, il verdetto della seconda serata è chiaro: la moda all’Ariston resta un’altalena, dove pochi hanno il coraggio di osare e molti si accontentano di una passerella già vista.

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