“Ciociara in senso dispregiativo”, bufera sul consigliere Pd di Pontedera: Meloni rivendica le origini
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Redazione Interno
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Ha definito Giorgia Meloni «veramente una ciociara, nella maniera più dispregiativa» durante una seduta del Consiglio comunale di Pontedera, in provincia di Pisa. Per questa frase Floriano Della Bella, capogruppo del Partito Democratico nell’assemblea toscana, è finito al centro di una polemica che nel giro di poche ore ha superato i confini locali per approdare sui tavoli della politica nazionale. La presidente del Consiglio ha replicato sui social, trasformando l’epiteto in una rivendicazione delle proprie radici.
La ricostruzione dell’episodio in aula
Secondo quanto emerso, tutto ha avuto origine il 30 settembre, durante un acceso confronto su una mozione dedicata alla libertà e all’autodeterminazione delle donne. Nel corso del dibattito, Della Bella avrebbe pronunciato la frase riferita alla premier, scatenando la reazione del presidente dell’aula, anch’egli esponente del Pd, che lo avrebbe richiamato invitandolo a usare «termini consoni al suo ruolo». Il consigliere, settantenne e con una lunga militanza politica alle spalle, ha poi spiegato di essere incappato in un lapsus: voleva dire «caciara», ha precisato, e non «ciociara».
«Un’assonanza infelice, senza alcun intento offensivo verso la Ciociaria o i suoi abitanti», si legge nel comunicato congiunto diffuso dal Pd di Pontedera, firmato dallo stesso Della Bella e dal segretario cittadino Francesco Papiani, nel quale il partito porge le proprie scuse a chi si sia sentito offeso.
La risposta della premier e l’elenco delle eccellenze
La presidente del Consiglio ha scelto di non lasciar cadere la vicenda, intervenendo pubblicamente con un post sui propri canali social nel quale, dopo aver ricordato gli epiteti ricevuti negli anni, ha rivendicato con orgoglio l’appartenenza alla terra ciociara. «Sono orgogliosa di essere definita ciociara», ha scritto, definendo la Ciociaria «uno dei territori più belli, antichi e straordinari della nostra Italia».
Nel suo intervento la premier ha citato un lungo elenco di personalità legate a quel territorio, da Cicerone a Caio Mario, da Bonifacio VIII a San Tommaso d’Aquino, fino a figure del cinema italiano come Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica e Nino Manfredi. Meloni ha poi accusato gli esponenti dem di aver offeso, con quelle parole, quasi mezzo milione di italiani, definendoli «inferiori, ignoranti, cittadini di serie B». Il post si è chiuso con un’esclamazione: «Viva la Ciociaria!».
Le reazioni politiche e il contesto del dibattito
Sul caso sono intervenuti esponenti di primo piano del centrodestra. Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha espresso «piena solidarietà» alla premier, sostenendo che quelle parole offendano «un’intera comunità», mentre il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha chiesto al Pd di scusarsi con gli abitanti della Ciociaria, in Italia e all’estero. Dal canto suo, il Pd di Pontedera ha respinto la ricostruzione fornita dalla presidente del Consiglio, definendo paradossale che «su un banale errore linguistico si sia costruito un caso politico nazionale».
Nel comunicato, i dem hanno anche ricordato il contenuto della mozione in discussione, sottolineando il voto contrario di Fratelli d’Italia e citando le dichiarazioni di un consigliere del partito della premier, Gian Paolo Quercetani, che avrebbe fatto riferimento a «concerti di Elodie con perizoma a novanta gradi». La vicenda, nata da un dibattito consiliare su una mozione di genere, ha finito per trasformarsi in un confronto nazionale sul linguaggio e sul valore attribuito alle identità territoriali.
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