Pontedera, il consigliere Pd chiama Meloni “ciociara”: la premier rivendica l’orgoglio della Ciociaria

Pontedera, il consigliere Pd chiama Meloni “ciociara”: la premier rivendica l’orgoglio della Ciociaria
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Un termine usato come insulto, un lapsus rivendicato come tale e una polemica che nel giro di poche ore ha trasformato un consiglio comunale di provincia in un caso politico nazionale. È accaduto a Pontedera, in provincia di Pisa, dove il capogruppo del Partito Democratico Floriano Della Bella, durante la seduta del 30 settembre, ha apostrofato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni definendola «una ciociara, nella maniera più dispregiativa».

La ricostruzione del consigliere e il richiamo del presidente dell’aula

Secondo quanto riferito dalla stessa Meloni in un post pubblicato sui social, Della Bella è stato immediatamente richiamato dal presidente dell’aula, anch’egli esponente dem, con l’invito a usare «termini consoni al suo ruolo». L’episodio si è inserito in un dibattito acceso, originato da una mozione sul contrasto agli stereotipi sessisti nel linguaggio pubblico e sulla promozione di una cultura del rispetto e della parità.

Nel corso della discussione, Della Bella era intervenuto citando una precedente esibizione della premier a un evento di Gioventù Nazionale, durante la quale Meloni aveva intonato una parodia di “Bella Ciao” modificata in «Bollo ciao». Da lì la frase incriminata, che il consigliere ha poi definito un semplice errore di linguaggio.

La rivendicazione della premier: «Sono orgogliosa di essere definita ciociara»

La reazione di Meloni non si è fatta attendere. In un lungo intervento sui social, la presidente del Consiglio ha elencato gli epiteti ricevuti negli anni — da «borgatara» a «pesciarola», da «ortolana» a «regina di Coattonia» — sostenendo che quanto accaduto a Pontedera rappresenti un salto di livello. «Per questi signori, essere “ciociari” è una vergogna e se lo dici a qualcuno equivale a insultarlo», ha scritto, aggiungendo che per gli esponenti dem sarebbe «addirittura un termine che non va pronunciato in un luogo istituzionale».

Meloni ha quindi ribaltato il senso dell’attacco, rivendicando con orgoglio l’appartenenza alla Ciociaria, descritta come «uno dei territori più belli, antichi e straordinari della nostra Italia», terra di papi e condottieri, di santi e artisti, di letterati e poeti. Nel suo elenco di personalità legate a quella regione storica del Lazio meridionale ha citato Cicerone, Caio Mario, Bonifacio VIII, San Tommaso d’Aquino, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica e Nino Manfredi. Il messaggio si è chiuso con un affondo politico: «Si riempiono la bocca di popolo, rispetto e coesione. Ma poi insultano, in un colpo solo, quasi mezzo milione di italiani definendoli inferiori, ignoranti, cittadini di serie B. Ma ad essere ignoranti sono solo loro. Viva la Ciociaria!».

Il “lapsus” e la versione del sindaco di Pontedera

A gettare acqua sul fuoco è intervenuto il sindaco di Pontedera, Matteo Franconi, che in un post ha ricostruito l’accaduto parlando di un «infortunio linguistico». Secondo il primo cittadino, Della Bella, nella concitazione di una discussione accesa, avrebbe pronunciato «ciociara» al posto di «caciarona», termine con cui intendeva descrivere un atteggiamento confusionario.

Franconi ha precisato che si è trattato di uno scambio involontario di una parola con un’altra, certamente un errore, ma «niente a che vedere con giudizi negativi sulla Ciociaria», che ha definito «uno dei territori più belli, antichi e straordinari della nostra Italia». Il sindaco ha anche rilanciato la polemica politica, suggerendo alla premier di ascoltare cosa aveva detto, volontariamente, un consigliere comunale del suo partito nel corso della stessa discussione, con un riferimento ai concerti di Elodie e alla libertà delle donne di vestirsi come vogliono.

Il capogruppo dem e il segretario cittadino del Pd, Francesco Papiani, hanno diffuso un comunicato congiunto in cui parlano di un «evidente infortunio linguistico» e di un’assonanza infelice, senza alcun intento offensivo verso la Ciociaria o i suoi abitanti.

La parola “ciociaro” e il suo significato storico

Il termine al centro della bufera non nasce come insulto. Secondo la definizione enciclopedica, «ciociaro» indica chi è originario o abitante della Ciociaria, regione del Lazio meridionale che corrisponde all’incirca all’attuale provincia di Frosinone. Il nome deriva da quello delle “ciocie”, le caratteristiche calzature un tempo portate da contadini e pastori di quelle zone. Nel corso del XIX secolo, il femminile “ciociara” era utilizzato a Roma come sinonimo di modella o balia, poiché numerose donne provenienti da quei territori esercitavano tali attività nella capitale.

La parola, dunque, ha una storia legata a un’identità geografica e culturale ben precisa, che l’uso dispregiativo invocato nel consiglio comunale di Pontedera ha finito per trasformare in un’arma dialettica.

Le reazioni nel centrodestra e la richiesta di scuse

Sul caso sono intervenuti anche esponenti del centrodestra. Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha espresso «piena solidarietà» alla presidente del Consiglio, sostenendo che definire qualcuno “ciociaro” precisando di intendere il termine nella sua accezione più dispregiativa significhi offendere, insieme alla premier, un’intera comunità.

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha parlato di una distorsione in senso peggiorativo del termine, che a suo avviso offende la storia e la cultura, chiedendo al Partito Democratico di scusarsi con Meloni e con gli abitanti della Ciociaria residenti in Italia e all’estero. La vicenda, nata da una seduta consiliare di fine settembre, ha continuato a far discutere ben oltre i confini della cittadina toscana.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.