Greggio sopra i 100 dollari, a Milano Eni sale mentre Saipem e Tenaris arretrano

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La corsa delle quotazioni del greggio continua a sostenere i titoli petroliferi, e a Piazza Affari il comparto oil italiano si muove in territorio positivo con un progresso superiore all'1 per cento rispetto alla chiusura precedente. Eni guadagna terreno, in linea con l'andamento delle principali major europee: ad Amsterdam sale Shell, a Parigi avanza TotalEnergies, a Madrid è ben impostata Repsol, mentre a Londra si muovono in rialzo anche Bp e la stessa Shell. Il quadro, però, non è uniforme: nel settore, sempre a Milano, sono in ribasso Tenaris e Saipem.

Il quadro internazionale

A trainare il comparto è l'impennata delle quotazioni del petrolio, con il Brent che ha sforato la soglia dei 101 dollari al barile e il Wti in avvicinamento ai 96 dollari, sui livelli più alti da maggio. Il movimento riflette un mercato che continua a prezzare un rischio geopolitico persistente, alimentato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e dagli sconti reciproci fra Stati Uniti e Iran, che hanno aumentato le preoccupazioni sulla continuità delle forniture di greggio dal Medio Oriente.

Non solo: il rialzo del petrolio riaccende i timori sull'inflazione, tanto che gli esperti attribuiscono al 60 per cento la possibilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed nella prossima riunione di settembre.

Il caso Saipem

Il titolo Saipem, in particolare, aveva fatto bene la vigilia, salendo dello 0,7 per cento dopo l'annuncio dell'aggiudicazione di un nuovo contratto in Turchia per i servizi di Commissioning della Floating Production Unit Osman Gazi, destinata allo sviluppo del giacimento di gas naturale Sakarya, nel Mar Nero. L'aggiudicazione, come spiegato dalla stessa società, fa seguito al contratto per i servizi di Operation Readiness & Assurance support assegnato al gruppo nell'aprile 2026 e rafforza il coinvolgimento in uno dei più importanti progetti energetici attualmente in corso in Turchia.

Banca Akros consiglia di accumulare le azioni, per le quali calcola un target di prezzo a 4,4 euro, osservando che il nuovo contratto, pur essendo piccolo, consolida la presenza della società nel mercato turco.

Le ripercussioni sui listini

Sull'altra sponda dell'Atlantico, Wall Street si avvia a chiudere in calo, appesantita proprio dal rialzo del petrolio: il Nasdaq cede lo 0,4 per cento e l'S&P500 lo 0,3 per cento. In Europa, invece, l'indice Stoxx 600 Energy si muove non lontano dai massimi dello scorso maggio, quando il Brent viaggiava stabilmente anche sopra i 110 dollari al barile. A beneficiare del trend sono in particolare i petroliferi del Vecchio continente, con acquisti diffusi sulle principali major.

Il contesto dello Stretto di Hormuz

All'origine del rialzo ci sono gli sviluppi nello Stretto di Hormuz, dove Teheran ha dichiarato di aver attaccato dieci navi, tra cui due unità statunitensi e otto petroliere, in risposta alla distruzione da parte degli Stati Uniti di cinque petroliere iraniane. Washington ha negato che le proprie navi siano state colpite. Il traffico nello Stretto si è già ridotto: martedì sono transitate appena sei navi commerciali, contro una media recente di dodici.

Il presidente americano Donald Trump ha detto che la guerra potrebbe finire «immediatamente» dopo le elezioni di metà mandato di novembre, sostenendo che Teheran stia aspettando il voto americano.

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