Pomigliano, il radicamento della camorra tra clan e minori reclutati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A Pomigliano d’Arco, la camorra non è un’ombra del passato, ma una realtà che continua a operare, nonostante i recenti colpi inferti dalle forze dell’ordine. Ventisette arresti, tra cui quattro minori, hanno portato alla luce un quadro desolante: due clan, i Cipolletta e i Ferretti-Mascitelli, si sono scontrati per il controllo del territorio, lasciando dietro di sé una scia di violenza e paura. Le indagini, condotte dalla Dda di Napoli, hanno rivelato un sistema criminale che non risparmia neppure i più giovani, reclutandoli per furti e rapine, mentre i bambini, già in tenera età, vengono esposti a modelli di vita distorti e pericolosi.

Tra gli arrestati, spiccano figure come Olindo ‘Vincenzo’ Cipolletta, capo di uno dei clan, che avrebbe cercato di rifornirsi di armi per contrastare i rivali. Il fratello, Beniamino, detto Mino, detenuto a Carinola, è stato coinvolto nelle trattative per il reperimento di armi, sequestrate nel febbraio 2024. Le due organizzazioni, in lotta per il controllo dello spaccio di droga, hanno trasformato Pomigliano in un campo di battaglia, dove la violenza è diventata l’unico linguaggio conosciuto.

L’inchiesta ha portato alla luce anche intercettazioni choc, come quella in cui uno zio, rivolgendosi al nipote di soli tre anni, afferma di essere pronto a sparare agli agenti persino in chiesa. Un episodio che, sebbene estremo, non è isolato. Ragazzini tra i 16 e i 17 anni, cresciuti in un contesto di degrado e abbandono, vengono addestrati a compiere atti criminali, mentre i più piccoli sono costretti a subire l’influenza di genitori armati e violenti. Un circolo vizioso che alimenta la microcriminalità e il bullismo, rendendo sempre più difficile la vita degli abitanti onesti.

Anna Rea, ex segretaria della Uil Campania e oggi presidente nazionale di Adoc, ha espresso preoccupazione per la situazione a Pomigliano, sottolineando come la città sia travolta da una crisi che va ben oltre la semplice criminalità organizzata. L’aumento dei furti, l’uso indiscriminato delle armi e il crescente disagio sociale stanno creando un clima di paura e insicurezza, che rischia di compromettere ulteriormente il futuro della comunità.

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