Il clan dei selfie e la resa dei conti in discoteca: 11 secondi di fuoco per la faida tra i Capriati e gli Strisciuglio
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Redazione Interno
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Quando il padre paragonava la morte di un boss a quella di un leone, forse non immaginava che il figlio, cresciuto a pane e video su TikTok, avrebbe trasformato quell’eredità in una pistola cromata puntata contro un rivale all’ingresso di una discoteca. È stata fulminea, e terribilmente moderna, l’ascesa criminale di Dylan Capriati, ventiduenne finito nel mirino della Dda di Bari insieme ad altre tredici persone tra arresti e fermi, eseguiti da polizia e carabinieri, che hanno fatto luce sugli ultimi sanguinosi capitoli di una guerra iniziata nel lontano 1997. Una guerra, quella tra i clan Capriati e Strisciuglio, che non si è mai davvero sopita – nonostante le tregue disattese – e che negli ultimi due anni ha già seminato tre vittime: due ritenute a pieno Titolo nel giro della criminalità organizzata, Raffaele «Lello» Capriati e Filippo Scavo, e un innocente, il cameriere Angelo Pizzi, sessantaduenne ucciso per sbaglio nella “Spaghetteria N.1” di Bisceglie la sera del 30 aprile scorso.
L’innesco: una lite al pub “Demetra” e una “stesa” a Carbonara
A far precipitare gli equilibri, già fragili, non è stato un affare di droga o il controllo di un territorio, quanto piuttosto una rissa degenerata per futili motivi. Le indagini della squadra mobile, coordinate dalla Dda, hanno ricostruito minuziosamente la scintilla che ha rotto la tregua: la notte del 29 marzo 2024, all’interno del pub Demetra di Bari, Filippo Scavo – ritenuto un esponente del clan Strisciuglio – minacciò con una pistola Christian Capriati, all’epoca appena diciottenne e figlio di Lello. Quella che poteva rimanere una bravata tra giovani si trasformò in un’azione di guerra. Christian, insieme al fratello Sabino, rispose a quell’affronto con un agguato nel quartiere Carbonara, roccaforte degli avversari: quindici colpi di pistola esplosi che ferirono due ragazzi, uno alla gamba e l’altro al braccio. “Non puoi andare a sparare a Carbonara”, commentò in un’intercettazione un sodale, consapevole di aver varcato un limite pericoloso, soprattutto perché dal carcere era appena tornato il “Pilastro”, Sigismondo Strisciuglio.
L’omicidio di Lello Capriati e il sangue chiama sangue
L’onta subita nel proprio quartiere richiedeva una risposta sproporzionata. Lello Capriati, pur essendo il nome di riferimento del clan e avendo scontato diciassette anni per l’omicidio del quindicenne Michele Fazio, era appena uscito di prigione e aveva cercato invano di ricomporre la pace. Ma i figli, con le loro spacconate, avevano firmato la sua condanna. Il primo aprile 2024, mentre si trovava a Torre a Mare in auto con l’amante, Lello Capriati è stato intercettato e ucciso da due sicari in sella a una moto. Per quel delitto sono finiti in manette Luca Marinelli, considerato il “vicario” di Sigismondo Strisciuglio, e Nunzio Losacco, il conducente del mezzo. Una voce raccolta nei brogliacci investigativi riassume il sentimento comune nel sottobosco criminale: “Lo vedi cosa avete combinato? … e ci ha rimesso tuo padre”. La dinamica rileva un aspetto atavico: a pagare per l’arroganza dei giovani rampolli sono stati gli uomini d’onore della vecchia guardia.
Undici secondi al “Divine Club” e il brindisi in carcere
Dall’omicidio di Lello è passato poco più di un anno, ma il codice d’onore dei clan non conosce la prescrizione. Il 19 aprile scorso, nella notte di apertura della stagione estiva del “Divine Club” di Bisceglie, la vendetta è servita. Le telecamere della discoteca hanno immortalato una sequenza che sembra uscita da un thriller urbano: all’esterno del locale, Dylan Capriati (nipote di Lello e cugino di Christian) insieme ad Aldo Lagioia e Nicola Morelli, circonda Filippo Scavo. Lagioia estrae una pistola, Scavo riesce a rientrare tra la folla, ma i tre lo inseguono. Entrano nel locale e, come hanno calcolato gli investigatori, undici secondi dopo ne escono. In quegli undici secondi, Scavo è stato colpito alla base del collo, ucciso mentre cercava confusione nella moltitudine di ignari avventori. L’arma, una pistola cromata, è un dettaglio che sottolinea il tratto narcisistico e spettacolare di questa nuova generazione. E mentre fuori si consumava l’omicidio, dentro il carcere di Bari i detenuti vicini ai Capriati festeggiavano, brindando con birre e postando sui social foto che celebravano il “piatto servito freddo”; dall’altra parte, i fedelissimi degli Strisciuglio rovesciavano un biliardino in segno di lutto.
Meta Description: Guerra tra clan a Bari: 14 arresti per gli omicidi di Lello Capriati e Filippo Scavo. La Dda ricostruisce la faida nata da liti tra giovani in discoteca e locali.




