Bisceglie, l’omicidio in discoteca di Filippo Scavo e i contanti del pusher: dieci identificati nella lite
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Redazione Interno
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Il proiettile calibro 7,65 lo ha colpito alla base del collo, forse mentre stava cercando di allontanarsi dal tripudio di luci e suoni della pista; e invece per Filippo Scavo, 42 anni, soprannominato “Uecchione” e ritenuto un esponente di spicco del clan Strisciuglio, non c’è stato scampo. È accaduto all’alba di domenica nel Divine club di Bisceglie, l’ex Divinae Follie, dove la movida estiva era appena ricominciata e il locale era gremito. I carabinieri della compagnia di Trani, coadiuvati dalla tenenza di Bisceglie, hanno già acquisito i filmati delle telecamere di sorveglianza e, stando alle prime verifiche, all’interno della discoteca si sarebbero fronteggiati due gruppi, tutti riconducibili alla malavita barese: da una parte la vittima e i suoi accompagnatori, dall’altra un commando di almeno tre persone.
Non uno, ma almeno due gli individui in possesso di un’arma da fuoco quella notte tra sabato e domenica. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la lite sarebbe degenerata nel corso della serata al punto che gli addetti alla sicurezza hanno provato a espellere alcuni dei soggetti coinvolti; questi ultimi, però, una volta fuori, hanno fatto resistenza e – scarrellando una pistola sotto gli occhi dei buttafuori – sono riusciti a rientrare nel locale. A quel punto sono partiti i colpi: quattro in totale, forse esplosi alle spalle di Scavo, che è stato raggiunto da un solo proiettile ma in un punto letale. Il panico si è propagato immediato tra gli avventori, molti dei quali si sono gettati a terra o si sono riversati verso le uscite di emergenza; nessun altro, tuttavia, è rimasto ferito.
Le indagini della Dda e il ritrovamento delle migliaia di euro
La Direzione distrettuale antimatica di Bari ha aperto un fascicolo per omicidio con l’aggravante mafiosa, segno che il contesto in cui è maturato l’agguato sarebbe da ricercare nelle dinamiche dei clan. A fornire un indizio fondamentale agli investigatori è stato il contenuto delle tasche della vittima: Scavo, che ufficialmente svolgeva il mestiere di muratore e che era tornato in libertà solo da un anno dopo aver scontato due condanne, aveva con sé una ingente quantità di contanti, stimata in diverse migliaia di euro. Una circostanza, questa, che per chi indaga rappresenta la riprova del fatto che l’uomo non avesse mai realmente abbandonato il traffico di stupefacenti; anzi, la presenza di quella liquidità in un contesto notturno come una discoteca farebbe pensare a un’attività di spaccio ancora in corso, o comunque a un giro d’affari tutt’altro che lecito.
Non è la prima volta che i locali della movida barese diventano teatri di scontri armati tra fazioni rivali. Già nel settembre del 2024, a Molfetta, una ragazza di 19 anni, Antonella Lopez, perse la vita per errore durante un conflitto a fuoco all’interno del Bahia Beach. Il nome di Filippo Scavo, tra l’altro, era emerso in quell’inchiesta come figura di riferimento per alcuni episodi di tensione con esponenti del clan Capriati; un episodio, in particolare, avvenne in una enoteca del capoluogo nel marzo dello stesso anno. Gli inquirenti, però, hanno già precisato che l’omicidio di Scavo non è collegato direttamente a quella tragedia.
Due gruppi in lite e un altro uomo armato nella folla
I militari del Nucleo operativo di Trani sono riusciti a mettere un tassello importante al mosaico: hanno già identificato una decina di persone che avrebbero preso parte alla lite scoppiata alle 4 del mattino. Si tratterebbe di individui tutti residenti nell’area metropolitana di Bari, e le loro versioni – ancora da vagliare completamente – serviranno a ricostruire l’esatta gerarchia dell’agguato. Quello che sembra certo è che all’interno della discoteca ci fosse almeno un altro uomo armato oltre al killer che ha sparato i quattro colpi. Non è chiaro se quest’ultimo abbia fatto fuoco a sua volta o se fosse semplicemente di copertura; i rilievi balistici della scientifica, che ha setacciato il pavimento del Divine club dopo il sequestro del locale, potranno stabilire se i bossoli rinvenuti appartengono a una sola o a più pistole.
La vittima, del resto, non era certo un ignaro avventore della domenica: Scavo, detto “Uecchione”, aveva precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di droga, ed era considerato un uomo del clan Strisciuglio. La sua posizione negli ingranaggi della malavita barese era talmente consolidata da avergli garantito un posto nelle informative giudiziarie della Dda relative alle faide degli ultimi anni. E proprio quella faida, quella per il controllo delle piazze di spaccio e del territorio, sembra essere il movente più accreditato per spiegare perché qualcuno abbia deciso di tendergli un agguato in un luogo affollato, rischiando una strage pur di non mancarlo.




