Bisceglie, lite in discoteca e spari: ucciso Filippo Scavo, l’ipotesi del regolamento di conti
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Redazione Interno
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La movida notturna del nord barese si è trasformata, ancora una volta, in un palcoscenico di sangue. A Bisceglie, all’interno del noto locale “Divinae Follie”, una lite tra due gruppi di persone è degenerata intorno alle 4,40 del mattino, lasciando sul terreno il senza vita di Filippo Scavo, 42enne pregiudicato residente a Carbonara. A ucciderlo, un colpo di pistola che lo ha raggiunto al collo: una ferita, quest’ultima, che si è rivelata immediatamente fatale nonostante l’intervento dei sanitari del 118. L’ambulanza, giunta sul posto, ha trasportato d’urgenza il ferito al Pronto soccorso dell’ospedale di Bisceglie, dove il personale medico non ha potuto fare altro che constatarne il decesso.
Un delitto che sa di criminalità organizzata
Gli investigatori, come spesso accade in episodi di questo tenore, non escludono la pista del regolamento di conti. La vittima, d’altronde, non era certo un ignaro avventore: Scavo aveva alle spalle precedenti penali, e la dinamica dello scontro – sviluppatosi all’interno di una discoteca affollata e culminato con un colpo d’arma da fuoco mirato al collo – suggerisce un agguato maturato in un contesto ben preciso. Non si tratterebbe, quindi, di una banale rissa occasionale, quanto piuttosto dell’epilogo violento di una faida già in atto tra cosche operanti sul territorio. Gli spari, in quel frangente, hanno interrotto bruscamente la musica e la movida, restituendo l’immagine di un territorio dove la criminalità trova spazio persino nei luoghi di aggregazione.
Il club si difende: «Luoghi di socialità, non di violenza»
A spezzare il silenzio, dopo l’accaduto, è stato Roberto Maggialetti, il direttore del Divine club. «Siamo profondamente colpiti e addolorati da quanto accaduto – ha dichiarato –. Per questo sentiamo il dovere di rivolgere un appello forte e sincero al territorio, alle famiglie e soprattutto ai più giovani: i luoghi di aggregazione devono restare spazi di condivisione, musica e socialità, lontani da ogni forma di violenza. La sicurezza è un impegno comune che coinvolge tutti». Una presa di posizione, la sua, che prova a ricucire uno strappo profondo tra il mondo del divertimento notturno e una criminalità che ne ha fatto, ancora una volta, un teatro di guerra.
Il figlio della vittima e il messaggio rimosso: «Ce li mangeremo senza pietà»
Ma è un dettaglio inquietante, emerso nelle ore successive al delitto, ad aver acceso i riflettori degli inquirenti. Sul profilo social del figlio più giovane di Filippo Scavo – un bambino, stando a quanto riportato – è apparso un messaggio dal tono minaccioso: «Si è vero papà, ora non ci sei più ma appena sapremo chi è stato ce li mangeremo tutti quanti senza pietà». Un post, quest’ultimo, che ha fatto immediatamente il giro del web, alimentando un clima di tensione già rovente. Il contenuto, poi rimosso, ha assunto un rilievo particolare non tanto per la provenienza (un minore) quanto per i commenti dei “grandi” che lo accompagnavano, trasformandolo in un vero e proprio elemento d’interesse investigativo. Un segnale, quello che arriva dalle parole del ragazzino, di quanto la spirale di odio e vendetta sia già innescata tra i gruppi della criminalità organizzata barese, dove persino i più giovani vengono esposti – e a volte addestrati – a una logica di sangue che non ammette cedimenti.




