Inchiesta arbitri, il pm convoca nuovi testimoni. Tra i nomi spicca Butti (Lega serie A) mentre resta il “vuoto” sugli intercettati
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Redazione Sport
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L’inchiesta milanese sul mondo delle designazioni arbitrali, quella che ormai da settimane tiene banco negli uffici giudiziari di via Fatebenefratelli, non si ferma alle cinque posizioni già formalizzate nel registro degli indagati. Anzi, proprio nelle ultime ore, il sostituto procuratore Maurizio Ascione ha impresso una decisa accelerazione alle indagini per concorso in frode sportiva, disponendo un nuovo giro di audizioni che coinvolge figure di vertice del calcio organizzato.
Tra i testimoni che verranno sentiti a breve – e il calendario degli interrogatori, stando a quanto si apprende, prenderà il via già da domani – compare un nome di primo piano: quello di Andrea Butti, attuale responsabile dell’Ufficio Competizioni della Lega Serie A. Butti, va precisato, non risulta indagato; viene invece convocato in qualità di persona informata sui fatti, un passaggio tecnico che consente al pm di raccogliere elementi senza che scattino le garanzie tipiche di chi ha ricevuto un avviso di garanzia.
L’ombra di Rocchi e il “bussare al vetro” del Var
Al centro del mirino degli inquirenti resta, come noto, l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, attualmente autosospeso dopo che la propria posizione è finita sotto la lente della Procura. Rocchi, insieme ad altri quattro indagati (tra cui si mormora il nome di Andrea Gervasoni), è accusato di aver tentato di influenzare l’esito di alcune gare attraverso un’intesa illecita sulle decisioni tecnologiche. L’episodio simbolo, quello su cui i pm si stanno concentrando con maggiore attenzione, riguarda la partita Udinese-Parma: secondo la ricostruzione accusatoria, Rocchi avrebbe fisicamente bussato al vetro della sala Var per chiedere una revisione della valutazione su un presunto rigore, modificando di fatto – o cercando di modificare – il responso tecnico.
Un comportamento, questo, che avrebbe scavalcato i protocolli federali e che, nelle intenzioni del pm, potrebbe integrare gli estremi della frode sportiva. Non una semplice irregolarità disciplinare, insomma, bensì un disegno più ampio di condizionamento del risultato.
Il “buco” investigativo: chi parlava con Rocchi?
Eppure, a fronte di un’impalcatura accusatoria che si fa giorno dopo giorno più articolata, emerge una zona d’ombra non secondaria. Gli investigatori, nonostante gli sforzi e le intercettazioni già acquisite, non sono ancora riusciti a identificare con precisione la controparte delle conversazioni di Rocchi. Chi fosse dall’altra parte del filo, a quali club o dirigenti si rivolgesse il vecchio designatore, resta al momento avvolto nel mistero. Un vuoto che le prossime audizioni – compresa quella di Butti – potrebbero contribuire a colmare, sempre che i testimoni decidano di collaborare.
Non solo Lega, però. Negli elenchi dei convocati compare anche un tesserato dell’Inter, figura che sarà ascoltata nelle stesse vesti di “informatore”. Il club nerazzurro, va detto, non ha indagati al suo interno, e la presenza di questo suo rappresentante tra i testimoni non implica automaticamente un coinvolgimento a vario titolo nella vicenda. Resta piuttosto un tassello investigativo, un modo per la Procura di ricostruire la fitta rete di relazioni che legava i vertici arbitrali ai vertici delle società.
Un’indagine che si allarga senza sconti per nessuno
L’inchiesta, insomma, non è più solo la storia di due ex arbitri finiti nel mirino. Ascione sta allargando il perimetro, e lo fa convocando manager di primo piano (Butti, appunto) e figure delegate alla gestione del calendario e delle competizioni. L’idea di fondo, quella che guida gli accertamenti, è semplice: se ci fu un sistema di pressioni, lo stesso non poté reggersi senza l’appoggio, o quantomeno la conoscenza, di chi in Lega lavora a stretto contatto con l’area arbitrale.
Per ora, nessuna nuova iscrizione nel registro degli indagati. Ma le audizioni in arrivo, a partire da quelle che inizieranno domani, potrebbero cambiare rapidamente lo scenario. E nel frattempo, quel bussare al vetro della sala Var resta un’immagine che il calcio italiano faticherà a rimuovere.




