Putin: "Aspettiamo negoziatori Usa a Mosca, ma prima devono risolvere la questione iraniana"
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Redazione Esteri
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Il presidente russo Vladimir Putin ha riaperto il canale diplomatico con gli Stati Uniti, ma a una condizione ben precisa: che Washington risolva prima la "fase calda" della questione iraniana. In un'intervista rilasciata a un giornalista russo e pubblicata dal Cremlino, Putin ha dichiarato di attendere a Mosca i negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner, già incontrati in passato nella capitale russa, per discutere del futuro dell'Ucraina. L'offerta, però, arriva con un rinvio temporale che sembra legare le sorti del dialogo bilaterale all'evoluzione della crisi in Medio Oriente.
"Una volta terminata la fase più acuta della questione iraniana, aspettiamo l'arrivo di questi rappresentanti dell'amministrazione americana", ha affermato Putin, sottolineando come i contatti siano già stati avviati e possano riprendere non appena l'agenda di Washington si sarà liberata dagli impegni attuali. Le parole del leader del Cremlino, riportate dall'agenzia Tass, segnano un momento di potenziale svolta nelle trattative, sebbene la tempistica resti sospesa all'evoluzione degli scontri tra Stati Uniti e Iran.
Le trattative sulle quattro regioni
Nel frattempo, i negoziati sull'Ucraina procedono su binari paralleli, con la presentazione di nuove proposte mirate a limitare le ostilità in quattro aree specifiche. Putin ha fatto riferimento esplicito alle regioni di Kherson e Zaporizhia, nonché alle cosiddette Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, territori al centro delle rivendicazioni russe e teatro di aspri combattimenti negli ultimi mesi.
L'idea di una limitazione controllata delle operazioni militari in queste zone rappresenterebbe un passo concreto verso una de-escalation, sebbene le posizioni delle parti in campo restino distanti su molti aspetti fondamentali.
L'iniziativa russa, che prevede un'intesa su misure specifiche per ridurre la violenza, non è stata però accompagnata da aperture su un cessate il fuoco generale. La diplomazia sembra muoversi a rilento, con Mosca che mantiene un approccio prudente e subordina gli eventuali progressi alla risoluzione delle tensioni che coinvolgono direttamente gli Stati Uniti altrove.
Il fattore Iran e l'attesa del Cremlino
La condizione posta da Putin è chiara: il tavolo negoziale con gli inviati americani si potrà aprire solo quando Washington avrà superato l'emergenza iraniana. Questo legame tra i due fronti, quello ucraino e quello mediorientale, introduce un elemento di complessità ulteriore nelle relazioni tra le due superpotenze. Il fatto che Putin abbia menzionato esplicitamente Witkoff e Kushner, figure vicine all'amministrazione repubblicana, suggerisce che il Cremlino consideri ancora utile un confronto diretto con gli emissari di Trump, nonostante le difficoltà del momento.
L'intervista del presidente russo, pubblicata dal Cremlino, non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche di breve termine: la priorità russa sembra essere quella di attendere che l'attenzione americana si sposti da Teheran a Kiev. In attesa di quel momento, le proposte di limitazione delle ostilità nelle quattro regioni restano sul tavolo, ma senza un calendario preciso per la loro attuazione.
Una tregua condizionata
L'approccio di Putin, che rivendica con forza la posizione russa sul campo di battaglia, si traduce in una strategia diplomatica che non concede passi indietro. La dichiarazione secondo cui "nessuno può sconfiggere la Russia sul campo di battaglia" riecheggia come monito rivolto sia a Kiev che ai suoi alleati occidentali, nel momento stesso in cui si parla di possibili negoziati.
Il Cremlino mostra così di voler mantenere un doppio registro: da un lato, la disponibilità a discutere e a ricevere i rappresentanti statunitensi; dall'altro, la fermezza delle proprie rivendicazioni territoriali e militari.
Le parole del presidente russo giungono in un contesto di stallo prolungato, con le linee del fronte che si sono spostate solo marginalmente negli ultimi mesi. La proposta di limitare le ostilità in quattro regioni potrebbe rappresentare un primo tassello di un'intesa più ampia, ma la condizione legata alla questione iraniana ne rimanda inevitabilmente l'avvio a data da destinarsi. La partita, insomma, resta in attesa di sviluppi che, per ora, dipendono da equilibri che vanno oltre il teatro ucraino.




