Milano batte Brescia e vola in finale di Coppa Italia, Brooks decide la sparatoria di Torino
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Redazione Sport
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C’è un momento, in certi pomeriggi torinesi che sanno già di primavera, in cui il pubblico dell’Inalpi Arena trattiene il fiato, quasi presagendo che da lì a poco sarebbe successo qualcosa di decisivo. E quando Armoni Brooks, l’americano dallo sguardo assente per due quarti e mezzo, ha cominciato a scaldare la mano, quelle voci e quei cigolii che accompagnano ogni possesso importante si sono trasformati nel rumore assordante di una semifinale che non dimenticheranno facilmente. L’Olimpia Milano ha strappato il pass per la sua terza finale consecutiva di Coppa Italia, ma per domare una Germani Brescia mai doma, feroce e organizzata, c’è voluto un punteggio da sparatoria: 106 a 102, cifre che evocano più una sfida Nba che una partita giocata sul parquet italiano.
È stata una partita matta, disposta com’era a infrangere ogni logica difensiva fin dalla palla a due. Il primo quarto, quello che solitamente serve per studiarsi, è stato invece un preludio all’inverosimile: Brescia ne ha piazzati 34, con un C.J. Massinburg semplicemente perfetto e un Amedeo Della Valle che, orfano del suo allenatore Ivanovic in panchina, si è preso la scena con la naturalezza dei predestinati. Contro una squadra che non sbagliava un tiro e che nel secondo periodo è arrivata a toccare il +10, molte formazioni avrebbero accusato il colpo, sarebbero andate in confusione. Invece Milano, forte di un’esperienza che non si compra al supermercato, ha retto l’urto iniziale, ha incassato i colpi senza perdere la bussola e ha cominciato lentamente a tessere la sua tela, restando attaccata alla partita con le unghie e con i denti quando tutto faceva presagire una fuga bresciana. La squadra di coach Poeta, che deve fare i conti con un roster privo di alcune pedine importanti e con il solo Josh Nebo a fungere da centro puro, ha retto fisicamente e mentalmente l’impatto con una Leonessa che martellava in area e dall’arco con una facilità impressionante.
Poi, quando il terzo quarto sembrava scivolare via sui binari di un copione già scritto, con Brescia nuovamente avanti di otto lunghezze, è scattato qualcosa nella testa e nelle mani di Armoni Brooks. L’ex Houston Rockets, che aveva sonnecchiato per tutto il primo tempo, ha inanellato una serie di giocate da manuale del basket: una tripla, poi un’altra, poi un jumper in mezzo all’area, e ancora una bomba da lontano. In undici punti consecutivi, l’inerzia della gara si è ribaltata come un calzino. Il parziale di 0-8 piazzato dai suoi compagni poco prima aveva già riaperto i giochi, ma è stato Brooks, nel finale di terzo periodo e all’inizio dell’ultimo quarto, a prendersi la scena e a trascinare l’Olimpia sul +4, un vantaggio che sapeva di pietra miliare. Con 27 punti personali, cinque dei quali arrivati da altrettante triple su sette tentativi, l’americano ha semplicemente deciso che quella partita non l’avrebbe persa, supportato a dovere da un LeDay ritrovato e da uno Shields solido come una roccia, capaci entrambi di aggiungere 17 punti pesanti alla causa meneghina.




