Il generale Kurilla, il "Gorilla" del Pentagono che spinge per l'attacco all'Iran
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Redazione Esteri
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Dietro l’escalation tra Stati Uniti e Iran, che rischia di trasformare uno scontro per procura in un conflitto aperto, c’è un solo uomo a tenere le fila della strategia militare americana: il generale Michael Erik Kurilla, comandante del Centcom, il Comando centrale delle forze armate statunitensi in Medio Oriente. Soprannominato “il Gorilla” – sia per l’assonanza col cognome sia per la reputazione di duro – Kurilla ha consolidato un’influenza senza precedenti sulla politica estera di Washington, tanto da essere ormai considerato il principale artefice della linea interventista verso Teheran.
Le sue richieste, come confermano fonti interne al Pentagono, sono state accolte quasi senza riserve dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, che gli ha garantito un’autorità insolita, scavalcando persino lo scetticismo del capo di stato maggiore aggiunto Dan Caine. Non è un caso che, negli ultimi mesi, Kurilla abbia avuto più incontri riservati con il presidente Donald Trump rispetto a qualsiasi altro alto ufficiale, presentandogli piani operativi dettagliati per un eventuale attacco all’Iran. «Trump lo ascolta e lo rispetta», ha rivelato una fonte vicina al dossier, sottolineando come il presidente sia disposto a passare all’azione se Teheran rifiuterà quelle condizioni che lui stesso definisce una “resa”.
La rapidità con cui Kurilla ha ottenuto il dispiegamento di risorse aggiuntive nella regione – tra cui la portaerei USS Gerald Ford – dimostra il peso che il generale ha acquisito nell’apparato militare. Falco tra i falchi, Kurilla è noto per la sua vicinanza a Israele, anche rispetto alla media dei funzionari americani, e per una visione che privilegia la forza rispetto alla diplomazia. La sua ascesa, del resto, coincide con un rafforzamento senza precedenti del Centcom, che sotto la sua guida ha visto ampliare sia le capacità operative sia l’accesso diretto alla stanza dei bottoni.




