Putin avverte: "La pace sarà dolorosa", ma Kiev frena sui negoziati a Istanbul

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il conflitto russo-ucraino entra nel suo 1.192esimo giorno, le prospettive di un accordo appaiono sempre più remote, nonostante la proposta di Mosca di riunirsi il 2 giugno a Istanbul per discutere un "memorandum di pace". Vladimir Putin, che mantiene una posizione di forza sul campo, ha ribadito che qualsiasi soluzione imporrà condizioni severe all’Ucraina, suscitando le critiche di Donald Trump, secondo cui la Russia "sta giocando con il fuoco".

Kiev, però, non intende sedersi al tavolo senza prima conoscere nel dettaglio le richieste russe. "Se si tratta solo di ascoltare ultimatum inaccettabili, non avrebbe senso", ha dichiarato Volodymyr Zelensky, mentre il ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov, ha chiesto che Mosca condivida il documento prima dell’eventuale incontro. Fonti vicine al governo ucraino lasciano trapelare scetticismo: "Il fatto che i russi esitino a renderlo pubblico fa pensare a condizioni insostenibili".

Tra le richieste avanzate da Putin figurerebbero la rinuncia dell’Ucraina all’adesione alla Nato, il riconoscimento dei territori occupati come russi e la rimozione delle sanzioni occidentali. Intanto, l’amministrazione Biden – che aveva finora imposto limiti alle operazioni militari ucraine – sta riesaminando la propria posizione, secondo indiscrezioni riportate dal «Kyiv Post».

Ankara, dal canto suo, si propone come mediatrice. Recep Tayyip Erdogan ha confermato contatti con entrambe le parti, ma senza progressi concreti. Sul fronte diplomatico, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha parlato con il collega russo Sergej Lavrov, mentre Trump ha dichiarato: "Tra due settimane capiremo se Putin sta negoziando seriamente o solo guadagnando tempo".

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