Maratona di New York, dominio keniano con Kipruto e Obiri
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Un fiume in piena di cinquantacinquemila corridori, un vero e proprio mosaico di atleti provenienti da centocinquanta nazioni, ha invaso le strade della Grande Mela per la cinquantaquattresima edizione della maratona di New York, un evento che, oltre al suo aspetto spettacolare e inclusivo, ha offerto un palcoscenico agonistico di altissimo livello. L'atmosfera era elettrica mentre quel fiume umano, nel quale spiccavano i duemilaquattrocentoventiquattro atleti italiani che rendevano l'Italia la seconda nazione più rappresentata dopo gli Stati Uniti, si snodava attraverso i cinque distretti cittadini, partendo da Staten Island per concludere la sua corsa nel polmone verde di Central Park. Lo spettacolo, che ha preso il via alle 8.35 del mattino con la partenza delle donne élite, ha progressivamente coinvolto tutte le altre categorie, creando un'ondata di sport e determinazione che ha colorato la città fino al tardo pomeriggio.
Un fotofinish da antologia al maschile
La gara maschile, che si preannunciava come un duello tra campioni, ha mantenuto tutte le sue promesse, regalando un finale che resterà negli annali dell'atletica. Benson Kipruto, keniano già affermato con vittorie prestigiose a Boston, Chicago e Tokyo nonché medaglia di bronzo alle ultime Olimpiadi di Parigi, e Alexander Mutiso Munyao, fresco vincitore della maratona di Londra, hanno lottato palmo a palmo fino all'ultimo metro. La loro sfida, serrata e senza esclusione di colpi, si è risolta in un emozionantissimo fotofinish che ha visto Kipruto, atleta seguito dal tecnico italiano Claudio Berardelli, avere la meglio sull'avversario per un soffio: appena tre centesimi di secondo, con un tempo ufficiale di 2 ore, 8 minuti e 9 secondi. A completare una tripletta tutta keniana è giunto, staccato di 48 secondi, Albert Korir, che ha chiuso al terzo posto.
Il record femminile dopo ventidue anni
Se la gara maschile è stata un thriller, quella femminile si è trasformata in una storica corsa contro il tempo. Hellen Obiri, trentacinquenne keniana, ha dato vita a una performance di rara potenza, demolendo dopo ben ventidue anni il primato della corsa che apparteneva alla connazionale Margaret Okayo dal lontano 2002. Obiri ha tagliato il traguardo con il cronometro fermo a 2 ore, 19 minuti e 50 secondi, migliorando di oltre due minuti e quaranta secondi il vecchio limite. La sua superiorità è stata tale che anche le immediatamente successive, le connazionali Sharon Lokedi, seconda con 2h20'05", e Sheila Chepkirui, terza con 2h20'24", sono scese sotto il precedente record di gara, suggellando un dominio assoluto del Kenya anche nel settore femminile.
La prova di Daniele Meucci
Nell'immenso mare di partecipanti, la prestazione dell'azzurro Daniele Meucci ha rappresentato un punto di orgoglio per il movimento italiano. L'atleta, infatti, ha corso una maratona di grande spessore, lottando fino all'ultimo per un posto nella top ten. Il suo undicesimo posto finale, conquistato con un tempo di 2 ore, 10 minuti e 40 secondi, lo ha visto sfiorare per un soffio – appena tre secondi – l'agognato ingresso tra i primi dieci, in una competizione dove ogni singolo istante conta e dove il livello dei protagonisti si è dimostrato altissimo.




