L'oro vola a nuovi record dopo i dati deludenti sul lavoro negli Stati Uniti
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Redazione Economia
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Il mercato dell'oro ha vissuto una settimana storica, con il metallo giallo che ha infranto ogni precedente record e ha toccato la quota impressionante di 3.586 dollari l'oncia nelle sedute di venerdì. Questo rally, che alcuni analisti definiscono epocale, è stato innescato principalmente dalla pubblicazione di dati macroeconomici statunitensi ben al di sotto delle attese, i quali hanno riacceso con forza le aspettative su un prossimo, e forse più aggressivo, allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve.
Il rapporto sul lavoro di ottobre, noto come Non Farm Payrolls (NFP), ha infatti mostrato un quadro del mercato del lavoro più debole del previsto, caratterizzato non solo da un incremento dell’occupazione inferiore alle proiezioni ma anche da un inatteso rialzo del tasso di disoccupazione. A completare un mosaico interpretato come ambiguo, e per certi versi preoccupante, si è registrata una crescita salariale che, seppur costante, non è bastata a controbilanciare le altre componenti negative. Questi elementi, nel loro insieme, hanno convinto molti operatori che l'economia statunitense stia mostrando i primi segnali di un reale rallentamento, spingendo così le aspettative per un taglio dei tenti già a settembre.
La reazione dei mercati finanziari non si è fatta attendere: il dollaro, misurato dall'indice DXY, ha ceduto terreno precipitando dello 0,70% fino a 97,57, riflettendo un chiaro spostamento dei flussi di capitale verso asset considerati più sicuri. Parallelamente, i rendimenti dei titoli di Stato, in particolare quelli del Treasury a due anni, hanno registrato un crollo di 11 punti base, assestandosi al 3,48%. Questo calo dei rendimenti obbligazionari, che diminuisce il costo opportunità di detenere metalli che non fruttano interessi, ha offerto un ulteriore, potente slancio all'oro.




