Entrate, definito il modello della Certificazione Unica per il 2026
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Redazione Economia
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Con il provvedimento numero 15707 del 15 gennaio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha dato il via libera ufficiale al modello di Certificazione Unica relativo ai redditi dell’anno solare 2025, un atto che, insieme alle istruzioni di compilazione e alle specifiche tecniche, disegna il perimetro dei prossimi adempimenti per datori di lavoro, professionisti e sostituti d’imposta. La pubblicazione delle istruzioni, la cui importanza è cruciale per evitare errori materiali, completa infatti il quadro normativo offrendo i chiarimenti necessari per gestire correttamente le novità introdotte nel 2024 e divenute pienamente operative lo scorso anno, con riflessi diretti, tra gli altri, sulla predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata.
Il doppio binario della dichiarazione Iva per il 2025
Contestualmente, con un altro provvedimento, l’Agenzia ha approvato anche i modelli per la dichiarazione annuale Iva riferita al medesimo periodo d’imposta, introducendo un’architettura articolata su due livelli distinti. Da un lato, infatti, è stata definita una versione completa del modello Iva 2026, che si compone di ventidue quadri – dal VA al VZ – e che è destinata a rappresentare l’intero spettro delle posizioni in materia: dalle liquidazioni periodiche ai crediti e ai debiti, passando per le operazioni intracomunitarie e le esportazioni, senza tralasciare le sospensioni e i versamenti. Dall’altro, è stata prevista una versione base, strutturata su un numero inferiore di sezioni, che è riservata a una platea specifica di contribuenti e che si concentra sugli elementi essenziali della liquidazione.
Funzione e contenuti della nuova Certificazione Unica
La CU 2026, il cui perimetro funzionale resta ampio, servirà a certificare – come di consueto – una gamma variegata di redditi percepiti nel corso dell’anno precedente: quelli da lavoro dipendente e assimilato, quelli di natura autonoma, le provvigioni, i redditi classificati come diversi e i corrispettivi derivanti da locazioni brevi. Il documento, inoltre, raccoglierà i dati relativi ai contributi previdenziali versati e potrà essere utilizzato anche per attestare redditi non imponibili, finendo così per costituire un fondamentale strumento di incrocio informativo per l’amministrazione finanziaria.
Un calendario a scadenze differenziate che impatta sui processi aziendali
Proprio la complessità dell’operazione, che si riverbera in modo significativo sulla gestione dei flussi informativi interni, è accentuata dal nuovo calendario “a tre velocità” stabilito per l’invio telematico della certificazione. Questa scansione temporale, che obbliga i sostituti d’imposta a suddividere l’invio dei dati in momenti distinti a seconda della tipologia di redditi e di percettori, costringe infatti a un ripensamento attento dei processi aziendali, delle deleghe e delle procedure del payroll, con un carico organizzativo e di controllo che gli addetti ai lavori – dagli studi professionali ai reporsi amministrativi – dovranno gestire con particolare accuratezza per evitare sanzioni.




