Certificazione unica 2026, arriva il modello con il nuovo cuneo fiscale e le tre scadenze

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con il provvedimento numero 15707 dello scorso 15 gennaio, l’Agenzia delle Entrate ha dato il via libera definitivo al modello della Certificazione Unica relativa ai redditi del 2025, un adempimento che quest’anno si presenta con diverse novità sostanziali e tempistiche riviste. Il documento, che i sostituti d’imposta sono tenuti a predisporre per dipendenti, pensionati e lavoratori autonomi, recepisce infatti le misure legate alla riforma del cosiddetto cuneo fiscale, introdotte dalla legge di Bilancio 2025, e ridisegna il calendario per l’invio telematico sulla base della tipologia di reddito certificata -1. Non si tratta di un semplice aggiornamento formale, ma di un adeguamento che impatta direttamente sulla sostanza dei dati da indicare, con l’introduzione di nuovi campi e la modifica di quelli esistenti, pensati per accogliere le detrazioni e i bonus che caratterizzano l’attuale panorama fiscale.

L’architettura del modello, sebbene nella sua impostazione grafica possa apparire simile a quella degli anni passati, presenta degli inserimenti mirati. Tra questi, particolare attenzione meritano le sezioni dedicate alle somme che non concorrono alla formazione del reddito, ovvero i punti che vanno dal 719 al 728, e il nuovo spazio al punto 368 dove va riportata l’ulteriore detrazione spettante per i redditi compresi tra i ventimila e i quarantamila euro -1. La platea dei lavoratori interessati da questi benefici è ampia, anche se per i pensionati, e questo va sottolineato, non è prevista l’applicazione delle nuove misure sul cuneo. Il provvedimento, inoltre, consolida le soglie per i fringe benefit, confermando il limite mille euro per i lavoratori senza figli e innalzandolo a duemila per coloro che hanno figli fiscalmente a carico -4.

Un calendario tripartito per la trasmissione telematica

La scansione delle scadenze per l’invio all’Agenzia delle Entrate rappresenta una delle principali complessità operative che datori di lavoro, consulenti e intermediari dovranno gestire con attenzione. La prima data da cerchiare in rosso sul calendario è quella del 16 marzo 2026, termine entro il quale va effettuata la trasmissione della Certificazione Unica ordinaria, che riguarda i redditi di lavoro dipendente, quelli assimilati, le pensioni, ma anche i compensi per lavoro autonomo non abituale e i redditi derivanti dalle locazioni brevi -2. Entro la stessa data, e questo è un passaggio cruciale che prescinde dalla tipologia di reddito, la certificazione deve essere comunque consegnata o messa a disposizione del percipiente, sia esso un dipendente o un professionista -2.

Un secondo appuntamento, posticipato rispetto alla consuetudine, è fissato per il 30 aprile 2026. Questa scadenza è riservata esclusivamente alle certificazioni che riportano redditi di lavoro autonomo abituale, ovvero quelli derivanti dall’esercizio di arti e professioni, e alle provvigioni corrisposte in modo non occasionale ad agenti, mediatori e rappresentanti -9. Si tratta di un differimento significativo rispetto al passato, quando il termine per queste fattispecie coincideva sostanzialmente con la finestra di marzo, e che mira a razionalizzare i flussi informativi in vista della dichiarazione dei redditi precompilata. Esiste, infine, una terza via rappresentata dalla scadenza del 31 ottobre 2026, che slitta al 2 novembre vista la cadenza festiva, pensata per l’invio di quelle certificazioni che contengono solo redditi esenti o comunque non dichiarabili attraverso il modello precompilato -5.

Il recepimento delle novità sui fringe benefit e i bonus per i neoassunti

Oltre alla rimodulazione del cuneo fiscale, la Certificazione Unica 2026 si fa carico di altre voci che meritano una compilazione puntuale. In materia di fringe benefit, come accennato, le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate chiariscono il meccanismo di tassazione differenziata, prevedendo che in caso di superamento delle soglie di esenzione per i dipendenti ordinari, l’intero ammontare del benefit concorra a formare il reddito imponibile -4. Un meccanismo diverso, invece, si applica al cosiddetto bonus affitto per i neoassunti, una misura pensata per favorire la mobilità territoriale: per questi lavoratori, che nel 2025 hanno trasferito la residenza ad oltre cento chilometri di distanza per un’assunzione a tempo indeterminato, il datore di lavoro ha potuto erogare un rimborso per le spese di locazione e manutenzione fino a cinquemila euro, e in questo caso solo la parte eccedente tale soglia è assoggettata a tassazione -4. La CU 2026 accoglie questa casistica in un punto dedicato, il numero 476.

Non va dimenticato, poi, l’impatto delle modifiche sui codici reddituali, in particolare per alcune categorie specifiche. Il settore dello sport, ad esempio, vede un riassetto delle tipologie da utilizzare, con l’eliminazione di alcune codifiche precedenti per i dilettanti e una razionalizzazione delle voci per i professionisti -9. Allo stesso modo, per i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta che operano in regime forfettario, la certificazione dei compensi, per i quali non vige l’esonero dalla CU applicabile ad altri forfettari, dovrà avvenire utilizzando un codice specifico, il 24, segno di come l’Amministrazione finanziaria continui a monitorare con attenzione particolari categorie di percettori -10. L’insieme di queste disposizioni delinea un quadro operativo in cui la precisione nella compilazione dei singoli campi diventa elemento essenziale per la correttezza formale e sostanziale dell’adempimento.

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