La nuova esclusione, il verdetto dei giornali e il conto salato per la federazione
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Redazione Sport
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Il verdetto, arrivato al termine di una notte da incubo a Zenica, ha il sapore amaro di una condanna già scritta. L’Italia, che mancherà all’appuntamento con la Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva dopo le assenze del 2018 e del 2022, ha stabilito un primato negativo senza precedenti nel calcio mondiale: nessuna squadra con quattro titoli mondiali in bacheca aveva mai accumulato un buco così profondo nella propria storia, collezionando cinque mancate partecipazioni complessive. L’ultima disastrosa presenza risale al 2014 in Brasile, quando la spedizione guidata da Cesare Prandelli si concluse con un’eliminazione al primo turno, un’epoca che oggi sembra lontanissima. La Nazionale azzurra, infatti, si ritrova a guardare il Mondiale dalla televisione per intere generazioni: chi è nato nell’estate di quell’anno, ha raccontato la Gazzetta dello Sport, avrà sedici anni quando il prossimo torneo scatterà, mentre i ragazzi del 2006, l’anno del trionfo di Berlino, diventeranno adulti senza mai aver visto gli azzurri calcare il palcoscenico più importante.
Il verdetto della stampa internazionale e la doccia fredda dei conti federali
A raccontare la disfatta non sono solo le cronache italiane, ma anche i grandi quotidiani europei e sudamericani, che hanno impiegato toni impietosi per descrivere l’ennesimo capitolo della crisi azzurra. Il quotidiano spagnolo *Marca* non ha usato mezzi termini, definendo la situazione come “il più grande dramma del calcio mondiale”, mentre l’argentino *Olé* ha sottolineato come si tratti di “un altro fallimento” per una squadra ormai abituata a mancare l’appuntamento mondiale. La tedesca *Bild*, con il suo Titolo d’apertura, ha parlato apertamente di “vergogna Mondiale”, e il francese *L’Equipe* ha salutato l’uscita di scena con un secco “Ciao Italia”. Persino il portoghese *A Bola* ha utilizzato il termine “tragedia” per descrivere l’eliminazione per mano della Bosnia, una squadra che ha saputo trasformare il sogno in realtà sotto gli occhi di una nazione intera in delirio.
A tutto questo si aggiunge ora una ferita che non è soltanto sportiva, ma anche economica, e che rischia di compromettere ulteriormente gli equilibri della FIGC. Secondo quanto ricostruito dalla stampa specializzata, l’assenza dalla rassegna iridata rappresenta un colpo durissimo per le casse federali: i 30 milioni di euro derivanti dai premi Fifa, dai diritti televisivi e dalle sponsorizzazioni che sarebbero entrati nelle casse della Federazione sono letteralmente sfumati con l’eliminazione ai calci di rigore contro la Bosnia. Stime più ampie, che includono l’indotto legato all’intero sistema calcio, parlano di un’emorragia che potrebbe superare i 100 milioni di euro, considerando anche l’impatto negativo su consumi, pubblicità e visibilità internazionale, un effetto moltiplicatore che viene meno proprio quando il movimento azzurro ne avrebbe più bisogno.
L’analisi della stampa italiana e le parole di Gattuso
Nei principali quotidiani nazionali, la copertura del fallimento ha assunto toni quasi apocalittici, con titoli che hanno spaziato dalla rassegnazione alla rabbia. Il *Corriere della Sera* ha parlato senza mezzi termini di “apocalisse”, evidenziando come la Bosnia sia riuscita nell’impresa di umiliare gli azzurri dopo l’illusione del vantaggio firmato da Kean. *La Stampa* ha commentato con un lapidario “Disastro per l’Italia”, mentre il *Corriere dello Sport* ha puntato il dito contro l’espulsione di Bastoni, definita da alcuni come un gesto “tonto” che ha complicato ulteriormente una partita già di per sé complicata. *Tuttosport*, dal canto suo, ha parlato di un “fallimento totale” che non riguarda soltanto la partita in sé, ma che affonda le radici in una crisi strutturale del sistema calcistico italiano, evidenziando la distanza tecnica e gestionale con il resto d’Europa.
Sul campo, la delusione più cruda è stata quella del commissario tecnico Gennaro Gattuso, apparso visibilmente distrutto al termine del match di Zenica. Intervenuto ai microfoni della Rai con gli occhi lucidi, il tecnico calabrese ha voluto assumersi le proprie responsabilità, chiedendo scusa per non essere riuscito a portare la squadra all’obiettivo. “I ragazzi non meritavano una batosta così”, ha commentato, sottolineando come la squadra, pur rimasta in dieci uomini, abbia lottato fino alla fine creando occasioni non sfruttate. Gattuso, che ha definito la sconfitta una “mazzata difficile da digerire”, ha però preferito non parlare del proprio futuro, lasciando intendere che il dolore per la mancata qualificazione era troppo grande per pensare già a cosa succederà dopo. Un’uscita, la sua, che ha messo in luce la fragilità di un gruppo che, come notato da molti osservatori, sembra aver giocato con la paura addosso, schiacciato dal peso di una storia recente fatta di insuccessi clamorosi.
Un primato storico nel segno dei record negativi
Il dato statistico che accompagna questa ennesima eliminazione è forse il più eloquente per descrivere la dimensione della crisi. L’Italia diventa infatti la prima nazionale campione del mondo a rimanere fuori da tre edizioni consecutive della Coppa del Mondo, un’onta che nessun’altra grande potenza del calcio aveva mai dovuto subire. L’elenco delle mancate partecipazioni, dal 1958 fino a questo 2026, si allunga pericolosamente, trasformando quello che un tempo era un evento eccezionale (l’assenza dalla vetrina mondiale) in una tragica abitudine. Dopo il 2018 e il 2022, la conferma della mancata qualificazione arriva in un momento particolarmente delicato per il movimento, con la Bosnia di Edin Dzeko a festeggiare invece il ritorno al Mondiale a distanza di dodici anni dall’ultima volta.




