Crimson Desert, la voce dell’umano contro l’algoritmo: doppiatori veri per tutte le lingue

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   In un’industria dove l’ottimizzazione dei costi spinge sempre piú verso la sintesi vocale generativa, Pearl Abyss ha scelto di percorrere la strada opposta. Crimson Desert, l’action RPG in uscita il 19 marzo su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, utilizzerà esclusivamente doppiatori umani per ogni localizzazione linguistica, una precisazione che lo sviluppatore sudcoreano ha voluto rimarcare con forza. La decisione, lungi dall’essere un dettaglio tecnico irrilevante, assume i contorni di una vera e propria dichiarazione d’intenti in un periodo storico in cui il licenziamento di attori a favore di voci clonate dall’intelligenza artificiale sta diventando prassi consolidata -4-8. Il comparto audio del gioco, di conseguenza, viene presentato come il frutto del lavoro di professionisti qualificati, sollevando semmai il tema, tutto da verificare, delle condizioni contrattuali e della retribuzione di questi ultimi. Se da un lato potrebbe sembrare scontato dover segnalare l’impiego di esseri umani per un’attività artistica, dall’altro la diffusione dilagante di contenuti generati algoritmicamente rende questa comunicazione non solo necessaria, ma quasi rivoluzionaria.

Un action RPG che non segue la scuola dei soulslike

Ambientato nel continente di Pywel, uno scenario fantasy medievale dove convivono draghi e mech, Crimson Desert si presenta come un’esperienza narrativa epica e profonda, con il protagonista Kliff e il suo gruppo, i Melena Grigia, alle prese con le conseguenze di un attacco devastante -2. Le prime anteprime e i trailer avevano fatto pensare a un Titolo dal taglio fortemente soulslike, data la spettacolarità dei combattimenti contro i boss e la messa in scena tutt’altro che indulgente. A dissipare ogni equivoco è intervenuto Will Powers, responsabile marketing e PR di Pearl Abyss America, nel corso di un’intervista al podcast Dropped Frames -2-10. Il portavoce è stato categorico: non siamo di fronte a un soulslike. Questo significa che non ci si troverà di fronte a meccanismi punitivi basati su finestre di schivata strette e sulla necessità di morire e riprovare decine di volte per memorizzare pattern. L’enfasi, invece, è posta su un sistema di combattimento profondo, articolato in combo e nell’uso strategico delle abilità, dove il giocatore mantiene un certo controllo sul ritmo dello scontro.

La libertà di esplorazione come alternativa alla difficoltà

La struttura del mondo aperto, inoltre, è stata pensata per offrire vie d’uscita a chi dovesse trovarsi in difficoltà. Powers ha spiegato che non esiste un vero e proprio blocco progressivo: se un boss si rivela troppo ostico, si può semplicemente andare altrove -10. Si potrà esplorare il mondo, migliorare il proprio equipaggiamento, completare missioni secondarie, raccogliere risorse utili per resuscitare o potenziarsi e tornare successivamente dall’avversario con un vantaggio concreto. Questa flessibilità, che ricorda l’approccio aperto di certi action RPG di successo, non implica però una riduzione della difficoltà generale. Il gioco, hanno tenuto a precisare dagli studi, non avrà opzioni per selezionare il livello di sfida al lancio, e tutti i giocatori affronteranno la medesima curva di apprendimento, con la preparazione e l’esplorazione a fare da veri moltiplicatori di sopravvivenza -6. Non sarà una passeggiata, insomma, ma nemmeno un calvario senza via d’uscita.

Il confronto con GTA 6 e le aspettative per il GOTY

L’hype attorno a Crimson Desert è cresciuto a dismisura negli ultimi mesi, e il posizionamento della data d’uscita a marzo lo proietta direttamente in una annata videoludica che si preannuncia memorabile -1-5. La domanda che molti si pongono, a questo punto, è se il titolo Pearl Abyss riuscirà a competere con il colosso in arrivo a novembre, quel GTA 6 che sembra destinato a oscurare qualsiasi altra pubblicazione. Una risposta, per quanto ipotetica, è arrivata da una fonte quantomeno autorevole: Mike York, un ex sviluppatore di Rockstar Games che ha lavorato a GTA V e Red Dead Redemption 2 -3-7. Secondo York, Crimson Desert possiede tutte le carte in regola per essere considerato un serio contendente al titolo di Gioco dell’Anno. La sua riflessione parte da un presupposto: se GTA 6 dovesse inciampare, non riuscendo a soddisfare le aspettative stratosferiche che lo circondano, allora l’opera di Pearl Abyss sarebbe pronta a raccoglierne l’eredità. L’ex sviluppatore ha sottolineato come la capacità del gioco di farti perdere nel suo mondo possa renderlo un candidato forte quanto l’ultima fatica di Rockstar, ammettendo comunque che servirebbe una vera e propria “palla mancata” da parte di Take-Two per spianargli la strada -7. Un’eventualità remota, certo, ma che testimonia la stima professionale per quanto mostrato finora dallo studio sudcoreano.

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