De Pascale a fianco dei medici di Ravenna: “Accuse da dimostrare”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Dopo le prime dichiarazioni del sindaco Alessandro Barattoni, anche il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, è sceso in campo per esprimere la sua vicinanza ai sei medici del reparto di Malattie Infettive dell'Ospedale di Ravenna, finiti nel mirino di un'indagine della Procura. La vicenda, che ha assunto immediatamente una forte connotazione politica, ruota attorno all'ipotesi che i sanitari, attraverso certificazioni mediche che sarebbero state dolosamente incomplete o arbitrarie, abbiano di fatto impedito l'ingresso di alcuni migranti irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e il loro successivo rimpatrio. I pm Daniele Barberini e Angela Scorza, che coordinano le indagini, hanno disposto una perquisizione informatica nel reparto, concentrandosi in particolare su dispositivi e corrispondenza che possano chiarire l'eventuale esistenza di un coordinamento tra i professionisti della salute -1.
De Pascale, che dell'ospedale ravennate è stato per lunghi anni primo cittadino e conosce bene l'ambiente, ha voluto distinguere nettamente tra il legittimo lavoro della magistratura e quella che lui definisce una vera e propria gogna mediatica. I sei medici, ha tenuto a sottolineare il governatore, sono al momento indagati, e questo significa che la loro posizione è tutelata dal principio costituzionale della presunzione di innocenza, un concetto che, nelle sue parole, sembra essere stato messo in ombra da dichiarazioni pubbliche giunte da esponenti del governo centrale prima ancora che le indagini potessero delineare un quadro chiaro. "Vengono attaccati da una delle massime autorità del Paese senza nemmeno un rinvio a giudizio", ha dichiarato de Pascale, riferendosi evidentemente ai commenti del vicepremier Matteo Salvini, che aveva auspicato per i sanitari conseguenze drastiche come il licenziamento e la radiazione dall'albo, qualora le accuse fossero state confermate -2-5.
Una responsabilità enorme in assenza di linee guida
L'elemento centrale attorno a cui si sviluppa la riflessione del presidente della Regione, al di là del caso specifico e delle eventuali responsabilità penali dei singoli, riguarda un vulnus normativo che, a suo avviso, lascia i medici in una posizione di estrema delicatezza e solitudine. L'attuale impianto normativo, ha spiegato de Pascale, demanda ai sanitari delle Aziende sanitarie locali la competenza di stabilire l'idoneità o meno di un soggetto al trattenimento in un Cpr, valutando l'esistenza di patologie – infettive o psichiatriche – che possano essere incompatibili con la vita nella struttura o con un successivo viaggio aereo. Una responsabilità, questa, che si configura come enorme proprio perché, paradossalmente, non si fonda su direttive ministeriali chiare e condivise a livello nazionale, le quali, peraltro, non sarebbero state modificate nemmeno dall'attuale esecutivo -2-4.
La conseguenza, secondo il governatore, è un meccanismo perverso in cui la politica, nel suo complesso, finisce per scaricare le proprie mancanze e le proprie scelte su altre categorie professionali. I medici, in questo quadro, si trovano a dover gestire non solo una complessa valutazione clinica, ma anche le implicazioni umanitarie e di ordine pubblico che da essa derivano, un compito che esula dalle loro competenze specifiche e che li espone a un conflitto di ruoli. "Di fatto, la politica, tutta, non si assume le proprie responsabilità e lascia i problemi, umanitari, sanitari e di sicurezza, sulle spalle di medici, forze dell'ordine e magistrati", ha concluso de Pascale, ribadendo la piena fiducia della Regione nei confronti dei professionisti del Servizio sanitario, una fiducia che dovrà rimanere intatta fino a che un'eventuale sentenza non dimostri il contrario -10.
L'inchiesta della Procura, che ha portato alla luce questo delicato intreccio tra prassi medica e procedure di pubblica sicurezza, si concentra ora sull'analisi della documentazione sequestrata e sulla verifica della posizione di ciascuno dei sei indagati. La perquisizione informatica, che ha interessato l'intera giornata di venerdì 13 febbraio, ha avuto come obiettivo principale la ricerca di messaggi, chat e scambi che possano provare l'esistenza di un disegno comune finalizzato a contrastare le politiche di rimpatrio, trasformando l'atto medico in uno strumento di opposizione ideologica -3-6. Se da un lato il sindaco Barattoni aveva già messo in guardia dal pericolo di additare alla pubblica condanna chi ogni giorno si occupa della salute di tutti, ricordando come in passato, in casi di decessi avvenuti all'interno dei Cpr, nessun ministro avesse speso parole di accusa verso i medici, dall'altro il presidente de Pascale allarga il discorso a una critica sistemica, che chiama in causa le lacune di un impianto normativo che lascia troppo spazio all'interpretazione individuale -7.
Keywords: inchiesta Ravenna, medici indagati, certificati falsi, Cpr, Michele de Pascale, rimpatri migranti, Salvini, presunzione di innocenza
Description: Il presidente dell'Emilia-Romagna, Michele de Pascale, difende i sei medici di Ravenna indagati per certificati anti-rimpatrio e critica la normativa che scarica sui sanitari responsabilità enormi senza linee guida chiare.




