Inflazione, il peso ineguale della stangata: famiglie povere più colpite nel 2025
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Redazione Economia
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I dati Istat sull’andamento dei prezzi al consumo, che confermano per il 2025 un’inflazione media annua salita all’1,5% dall’1% del 2024, delineano un quadro il cui impatto, lungi dall’essere uniforme, si è scaricato in misura ben più severa sulle fasce di popolazione economicamente più vulnerabili. È questo, al di là dei valori generali, il dato che emerge con maggiore nitidezza dall’analisi condotta dall’Istituto nazionale di statistica, la quale evidenzia come l’accelerazione inflazionistica abbia seguito traiettorie divergenti a seconda della capacità di spesa dei nuclei familiari. Per il 20% delle famiglie con i livelli di spesa più bassi, infatti, il tasso d’inflazione misurato dall’Ipca è volato dallo 0,1% del 2024 all’1,7% del 2025, registrando un balzo di sedici decimi di punto; per il quinto delle famiglie con la spesa più elevata, invece, l’indice è passato dall’1,6% all’1,7%, con una variazione marginale di un solo decimo.
Il divario storico del carrello e l'allarme energetico
A gravare ulteriormente sul bilancio delle famiglie, in un contesto già reso difficile dagli effetti persistenti della crisi energetica globale e dalle tensioni geopolitiche che coinvolgono anche la nuova amministrazione del presidente americano Donald Trump, concorre il dato di lungo periodo sul cosiddetto carrello della spesa. Secondo le rilevazioni, mentre l’indice generale dei prezzi al consumo ha segnato un incremento dell’1,7% negli ultimi cinque anni, i beni di prima necessità – quelli alimentari e per la casa – hanno invece visto i propri listelli crescere in media del 24%, creando un divario di circa sette punti percentuali che misura il vero scostamento tra la vita quotidiana e le statistiche ufficiali. Una forbice così ampia, che si traduce secondo il Codacons in circa 496 euro di spesa aggiuntiva a famiglia, ha spinto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ad avviare una specifica ispezione sulla Grande Distribuzione Organizzata, alla quale chiederà conto delle dinamiche di formazione dei prezzi sui generi alimentari, il cui rincaro è stato definito “alle stelle”.
La conferma di dicembre e la corsa dei beni alimentari
A chiudere un anno di tensioni sui listini, i dati di dicembre non hanno portato inversioni di tendenza. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al netto dei tabacchi, ha infatti registrato un incremento mensile dello 0,2% rispetto a novembre e una crescita tendenziale dell’1,2% sullo stesso mese del 2024, in linea con le stime preliminari. È proprio all’interno di questa fotografia che spicca la voce più dolente per i bilanci domestici: i prezzi dei beni alimentari e delle bevande analcoliche, che a dicembre hanno segnato una crescita del 2,3% su base annua, trainando l’aumento generale del carrello della spesa, fermo a +1,9%. Un settore, quello del food, sul quale l’attenzione delle autorità di vigilanza rimane massima, dati gli effetti sociali che un suo prolungato disequilibrio può generare.
L'eredità dei rincari su luce e gas
Se il carrello della spesa mostra un aumento del 24% dal 2021, un capitolo a parte, per la sua incisività, meritano i prezzi degli energetici. La bolletta complessiva per luce e gas, nonostante le recenti flessioni sui mercati all’ingrosso, ha cumulato negli ultimi quattro anni un rincaro del 34,1%, un dato che da solo spiega una porzione significativa dello sforzo economico sopportato dai consumatori e che continua a condizionare le scelte di bilancio di molti nuclei, soprattutto di quelli a più basso reddito. Questa situazione, unita alla dinamica dei prezzi alimentari, configura un panorama in cui l’inflazione, pur rallentata nei suoi tassi di crescita complessivi, ha ormai modificato in profondità la struttura della spesa media, imponendo alle famiglie, specialmente a quelle con minori risorse, continui adattamenti che pesano sulla qualità della vita.




