Incendio all’Inalca di Reggio Emilia, a rischio 400 posti di lavoro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un rogo di proporzioni impressionanti ha devastato nella notte tra l’11 e il 12 febbraio lo stabilimento Inalca di Reggio Emilia, azienda leader nella lavorazione delle carni del gruppo Cremonini, e il magazzino di Quanta Stock&Go, che stoccava materie prime per Cirfood, colosso della ristorazione collettiva. Le fiamme, alimentate da un’esplosione iniziale, hanno ridotto in cenere oltre 50mila metri quadri di strutture industriali, divorando anche un milione e 300mila chili di derrate alimentari. "Sembrava di essere a Chernobyl, tutto sciolto", ha raccontato un testimone, descrivendo l’inferno di fuoco e fumo che per ore ha avvolto il cielo della città.

Fortunatamente, non si registrano feriti, ma il bilancio economico e sociale è già drammatico. Quattrocento dipendenti, molti dei quali si sono radunati davanti ai cancelli di via Due Canali fin dalle prime ore del mattino, si interrogano sul proprio futuro. "Cosa ne sarà di noi?", è la domanda che risuona tra gli operai, mentre i sindacati chiedono a gran voce interventi immediati per garantire la continuità occupazionale. L’ipotesi di una delocalizzazione, avanzata da alcune fonti, non fa che aumentare l’incertezza.

Quella andata in fumo non è solo una struttura produttiva, ma un pezzo di storia di Reggio Emilia. La zona, da decenni identificata con il mercato ortofrutticolo e le attività legate alla macellazione, ha visto succedersi negli anni diverse realtà: da Asso a Unibon, da Unicarni fino all’attuale Inalca. Un patrimonio industriale che, in poche ore, è stato cancellato.

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